Banca del Rispamio

Utili consigli per risparmiare in banca

19/07/23

Minusvalenze titoli insolventi: caso Lehman, Argentina etc

Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito a diversi fallimenti di Stati e società: Argentina, Grecia, Venezuela,  Lehman Brothers, Portugal Telecom etc. La lista è lunga e coinvolge parecchi risparmiatori italiani. Oltre al danno del mancato rimborso, si aggiunge anche la beffa di non poter liberarsi di tali titoli che rimangono quindi nel dossier titoli con tanto di imposta di bollo. Altro problema: la perdita non essendo considerata definitiva non produce minusvalenze che si potrebbero utilizzare. Prendo spunto da una lettera all'inserto Plus del Sole 24 Ore di qualche settimana fa per ulteriori chiarimenti fiscali.

Dal 2009 ho in portafoglio uno dei tanti titoli Lehman, nello specifico quello con codice Isin XS0205185456. Negli anni ho ricevuto minimi rimborsi parziali. Vorrei capire se esiste un modo per liberarmi del titolo dal deposito titoli e quindi registrare la minusvalenze una volta per tutte. Come dovrei procedere? Sono cliente Intesa Sanpaolo con deposito titoli amministrato.

La domanda del lettore consente di affrontare una problematica molto particolare: cosa succede cioè quando si è in possesso di un titolo di una società che è andata in insolvenza . In generale, se si decide di non vendere il titolo al prezzo frazionale a cui quota dopo il default, come obbligazionisti si ha diritto a partecipare al processo di liquidazione dell’attivo ricevendo un rimborso parziale (in una o più soluzioni a seconda di come si svolge il processo di liquidazione). 

Una volta concluso questo processo, la società emittente viene definitivamente liquidata, cioè cessa di esistere, e di conseguenza anche le relative obbligazioni vengono ritirate dal mercato. I titoli in sostanza vengono “annullati” e non possono più scambiare sui mercati, un po’ come se fossero scaduti. 

Nel caso particolare del quesito, riguardante un’obbligazione di Lehman Brothers Holding, l’emittente come è noto ha dichiarato bancarotta nel 2008. Da allora è iniziato un lungo e assai complicato processo di liquidazione degli attivi, che negli anni ha consentito agli obbligazionisti di recuperare tra il 20% e il 45% del capitale nominale investito, a seconda di quale società del Gruppo Lehman Brothers fosse effettivamente l’emittente. Per quanto riguarda la società capogruppo, il processo di liquidazione è stato formalmente concluso negli Stati Uniti nell’ottobre dello scorso anno, 14 anni dopo il fallimento. Sono stati pagati più di 115 miliardi di dollari. I 111mila clienti di Lehman hanno ricevuto tutti i 106 miliardi di dollari che erano loro dovuti, e anche i creditori garantiti hanno ricevuto un pagamento completo. I creditori non garantiti hanno recuperato 9,4 miliardi di dollari, ovvero circa 41 centesimi di dollaro. Inizialmente ci si aspettava che recuperassero circa 20 centesimi di dollaro. 

A questo punto il lettore vorrebbe, giustamente, disfarsi del titolo per consolidare la perdita e beneficiare quantomeno del beneficio fiscale che questa comporterebbe. Affinché il procedimento di “estinzione” delle obbligazioni si completi però, è necessario che si ultimino tutti i procedimenti che coinvolgono il fallimento di Lehman (incluse per esempio le “class actions” e i ricorsi ai vari tribunali soprattutto negli Usa e nel Regno Unito). Questo è il motivo prevalente per cui tutti i titoli obbligazionari emessi dal Gruppo Lehman Brothers continuano ad essere attivi, nonostante il fatto che, essendo concluso il processo di liquidazione, il valore sia prossimo allo zero e gli scambi pressoché nulli. Data la complessità e la dimensione dell’evento di insolvenza di Lehman, non è possibile prevedere se e quando tutti i vari procedimenti saranno conclusi. Per questo l’unica opzione che ci sembra operativamente attuabile per disfarsi del bond, sarebbe quella di rivolgersi al proprio istituto, per vendere o consegnare il titolo anche al prezzo di zero, e farsi fare il calcolo delle minusvalenze.

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