Quanto resta della tua pensione tra tagli e tasse?

Sui giornali recentemente è apparsa la notizia del rischio di taglio sulle pensioni. Un taglio non dovuto a nuovi interventi legislativi, ma all’effetto Pil.

La riforma Dini del 1995 infatti prevede un meccanismo automatico di rivalutazione dei contributi pensionistici versati negli anni precedenti: “dato dalla variazione della media quinquennale del prodotto interno lordo (PIL) nominale, appositamente calcolata dall’Istat, con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare”. In pratica il montante dei contributi pensionistici viene rivalutato annualmente in base alla media della cresciuta dell’economia italiana nei precedenti cinque anni.

Quest’anno per la prima volta la media quinquennale è negativa  (-0,1927%) aprendo quindi la strada ad un possibile e paradossale taglio del montante pensionistico.
Nell’immagine che segue l’andamento del Pil negli ultimi anni e il tasso di rivalutazione delle pensioni calcolato sugli ultimi 5 anni.

aumento pil pensioni

Chi rischia il taglio della pensione? Quanto rischia?

A rischiare non sono coloro che sono già in pensione (o che ci andranno quest’anno) poiché le loro rivalutazioni sono già state bloccate nel momento del pensionamento.
Il possibile taglio riguarda tutti coloro a cui verrà applicato, in toto o in parte, il sistema contributivo (anche quelli che hanno il sistema retributivo ma solo relativamente al periodo post riforma Fornero che verrà calcolato con il contributivo).

Per tutti questi il montante contributivo (vale a dire la somma dei contributi versati fino all’anno scorso) quest’anno si potrebbe svalutare dello 0,2% circa.  Per esempio 10.000 euro di contributi diventerebbero 9.980,73 con una perdita secca di 19,3 euro. Su 100.000 la perdita sarebbe quindi di 193 euro circa.

Non eclatante, ma assurdo. Si pensi a chi ha iniziato l’anno scorso che si ritroverà con meno contributi di quanto versato.  Ma il rischio è ancora maggiore se si considerano le prospettive future.

Le prospettive future della pensione

L’applicazione di un tasso di rivalutazione negativo per un anno come visto non incide poi più di tanto. Ma si deve tenere conto che, visto l’andamento dell’economia, questo si riproporrà nei prossimi anni, sicuramente anche il prossimo e probabilmente in misura maggiore.

Vista la palese assurdità della situazione l’Inps ha già chiesto un intervento del Governo. Probabile che si ricorra ad un intervento legislativo o interpretativo per azzerare la decurtazione, inserendo appunto un tetto minimo pari a zero per il tasso di rivalutazione.

Ma va specificato che il tasso di rivalutazione reale del montante contributivo, che tiene conto dell’erosione del potere d’acquisto per effetto dell’inflazione, è già in territorio negativo dal 2011:

rivalutazioni pensioni italiane

I contributi versati insomma si rivalutano meno dell’inflazione, e questo comunque vada si ripeterà anche quest’anno ed il prossimo.

Quale pensione per gli italiani?

Il dato più preoccupante è che ai tempi della riforma Dini, che introdusse il sistema di calcolo contributivo, si fecero delle proiezioni sulla base di un Pil reale (al netto quindi del corrispondente incremento del costo della vita) pari all'1,5 per cento.

Già queste proiezioni segnalavano la necessità di una previdenza complementare che potesse sostenere la rendita pensionistica che mediamente sarebbe stata pari al 60-70% rispetto all’ultimo stipendio percepito. Ma l’andamento reale dell’economia evidenzia il rischio che anche queste previsioni fossero ottimistiche.

Si calcola che per ogni punto di Pil medio il tasso di sostituzione stipendio-pensione vari di 20 punti percentuali. Su queste basi anche in caso di Pil reale mediamente a zero si otterrebbe un assegno pensionistico del 30% inferiore rispetto a quello standard calcolato dalla Ragioneria generale dello Stato sulla base di un Pil dell'1,5 per cento.

E’ quindi evidente il rischio che le pensioni del futuro possano essere notevolmente inferiori rispetto all’ultimo stipendi. Lo Stato dovrebbe informare i cittadini sulle previsioni del loro futuro pensionistico e sostenere il risparmio a medio-lungo periodo (che sia la previdenza complementare o anche il risparmio effettuato in autonomia).

Invece si procede persino al contrario. Da anni si attende la cosiddetta busta arancione dell’Inps che dovrebbe fornire ogni anno una previsione ai singoli lavoratori sulla loro pensione di domani, e farli ragionare quindi su quanto potranno realmente attendersi.
E con l’attuale legge finanziaria si va ulteriormente ad intaccare il sistema con il TFR in busta paga e la maggiore tassazione dei fondi pensione. Su quest'ultimo punto sono comunque attese modifiche, staremo a vedere!

_____________________________________________________

EBOOK in omaggio: inserisci la tua email e iscriviti gratis:


Abbonati gratis ai feed RSS


Articoli correlati per categorie



0 commenti:

Posta un commento