Investire in azioni con i tassi ai minimi

investire in azioniL’investimento in azioni è per definizione rischioso. La volatilità dei mercati azionari è infatti molto alta e il capitale non è mai garantito. Il rischio di perdere è quindi alto, come d’altra parte le possibilità di guadagno.

Se stiamo alla teoria, in una situazione di tassi bassi le azioni sono favorite rispetto alle obbligazioni e agli altri investimenti a reddito fisso. Ma nella realtà?

A inizio anno avevo indicato i mercati azionari come una valida alternativa visto la situazione dei mercati. Ora a 3/4 di anno il dubbio è: rimane ancora spazio per salire?

Questo vale anzitutto per il mercato che, come da molte previsioni, è cresciuto maggiormente, ossia quello americano. Negli Stati Uniti la ripresa è già in atto con tassi di crescita del 2-3% annuo.

Anche i mercati europei sono saliti, nonostante si sia ancora in piena stagnazione economica, grazie soprattutto alla politica monetaria più che ai fondamentali.  La differenza fra Europa e America rimane comunque ampia: mentre l’indice USA è ai massimi storici, sopra del 30% rispetto alle quotazioni pre-crisi del 2007, l’indice europeo è ancora sotto di circa il 10%.

Quanto conta l’economia reale?

bce dove investireMa l’elemento essenziale è che più che l’economia reale, sui mercati azionari pesa la politica monetaria delle banche centrali. Le quotazioni dei titoli quindi non riflettono i normali valori economici ma le attese create dagli annunci della Bce o della Fed.

Le ultime mosse espansive della BCE riducendo i tassi di mercato sfavoriranno i titoli a reddito fisso come le obbligazioni e i conti deposito, beneficiando quindi le azioni, sia come principale alternativa per ottenere buoni rendimenti sia indirettamente aiutando le imprese industriali.

Questi aiuti  all’economia reale dovrebbero arrivare da una parte dai maggiori finanziamenti delle banche verso l'economia (i prestiti BCE alle banche sono condizionati dal fatto che tale liquidità sia riversata alle imprese) e dall’altra dalla svalutazione dell’euro che faciliterà l’export.

Chi ci guadagna di più con la BCE?

Della politica BCE ne beneficiano soprattutto le banche che possono raccogliere denaro a costo quasi a zero e le aziende che esportano o che hanno una forte quota di ricavi in dollari (si pensi a Fiat o Tenaris). Per questo gli analisti concordano che i mercati più favoriti sono Germania e Italia. L’Italia in particolare ha un mercato azionario in cui il settore bancario pesa molto, e una forte vocazione all’export, seconda solo al colosso tedesco.

Uno studio di Ubs ha calcolato che in caso di svalutazione dell’euro del 10%, le vendite delle imprese europee quotate possono salire del 5% e i loro utili del 6%.  Un euro debole aiuta le esportazioni, allontana il rischio deflazione e supporta gli utili aziendali.
Bisogna quindi sperare nell’efficacia delle politiche monetarie visto che la politica (quella vera) europea arranca.

Riporto a tal proposito il pensiero dell’amministratore delegato di Nextam che condivido in pieno: “In Italia il problema centrale è politico. Piazza Affari, se si guarda alle valutazioni, ha grandi potenzialità, ma dall’economia non arrivano i segnali positivi che ci si aspettava. L’attenzione è concentrata sui consumi (vedi i famosi 80 euro, NDR) dimenticando che non sono questi ultimi, ma gli investimenti (privati e pubblici) che sono in grado far ripartire il ciclo economico”.

E’ quindi evidente come tutte queste previsioni sui mercati, in particolare quelli europei e italiano in primis, sono fatte non sui dati reali. Per cui se è vero che ci sono ottime potenzialità di rialzo, è anche vero che la realtà prima o poi dovrà tornare a contare. E soprattutto in Europa e in Italia, se i dati dell’economia reale peggiorassero ancora (o semplicemente non migliorassero) il clima potrebbe cambiare.

L’investimento azionario è quindi ancora una valida alternativa, anche se con maggiori rischi e meno prospettive di crescita rispetto a inizio anno.  In questo momento si può investirci ma con un’ottica di medio-lungo periodo, perché nel breve potrebbe esserci una correzione significativa o più probabilmente un lungo movimento laterale in attesa di capire come evolverà la situazione economica.

Per chi ha poche conoscenze e poco tempo per approfondire i singoli titoli (metodo che consiglio solo ai più esperti che possono monitorare costantemente i mercati), meglio investire tramite gli ETF su un intero mercato azionario. Evita di concentrarti sul mercato italiano, ma considera il mercato euro come quello di riferimento. Puoi anche diversificare una quota sul mercato americano e sui paesi emergenti.

Per selezionare e confrontare gli ETF utilizza gli strumenti di Morning Star. Anche se all’inizio capisci poco, cerca di approfondire singoli ETF e impara a capirne la terminologia come liquidità, TER etc.   Il rating di Morning Star ti può aiutare ma non considerarlo l’unico elemento; verifica poi sempre la liquidità dell’ETF (quanto è scambiato, più è alta meglio è).

Ultima nota sui mercati emergenti che quest’anno si sono ben ripresi dai cali precedente. Rimangono, soprattutto la Cina, una valida alternativa a cui dedicare una quota del tuo portafoglio azionario in ottica medio-lungo periodo. Mentre in genere prediligo sempre gli ETF, nel caso dei mercati emergenti si possono anche selezionare i fondi d’investimento che possono sfruttare meglio le anomalie di un mercato ancora in disordinata crescita. Puoi vedere sempre su MorningStar i migliori del settore. Come sopra, prenditi il tuo tempo per imparare a selezionare fondi e ETF. 

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