Polizze vita, fondi di investimento o PIP a chi convengono?

I dati di raccolta del risparmio del 2013 segnano un netto mutamento nelle preferenze degli investitori italiani. In particolare alcuni dei prodotti che avevano sofferto nel 2012, quest’anno presentano una raccolta netta (vale a dire sottoscrizioni al netto dei riscatti) molto positiva.

E’ il caso dei fondi comuni di investimento e delle polizze vita. Se si guarda poi al settore previdenziale, si nota come i Pip (piani individuali pensionistici) stiano trainando il settore a differenza dei fondi pensione.


Ma a chi convengono questi prodotti? E soprattutto: ma sono proprio i risparmiatori italiani a sceglierli?
La risposta è semplice: questi prodotti convengono soprattutto a chi li colloca e ovviamente non sono i risparmiatori a sceglierli, ma i venditori di ogni genere (bancari, agenti assicurativi e promotori finanziari) a piazzarli. E il termine “piazzare” non è ovviamente casuale.

Chi decide i tuoi investimenti?

Nel 2011 e 2012 le banche necessitavano di liquidità, o in gergo tecnico “raccolta diretta”. Per questo puntavano su obbligazioni bancarie, conti e certificati di deposito e ogni altro strumento finanziario che consentisse di raccogliere direttamente il risparmio degli italiani.

Le stesse banche non si facevano scrupoli a convogliare i clienti spaventati dalla crisi che uscivano dai fondi su questi prodotti, anche quando (come per le obbligazioni) non erano affatto più sicuri. I dati dei fondi comuni di investimento italiano lo testimoniano: la raccolta netta era in profondo rosso (-11,8 miliardi nel 2011 e -40,8 miliardi l'anno scorso), soprattutto per le Società di Gestione del Risparmio collegate alle banche. Lo stesso dicasi per la raccolta delle polizze vita, mentre le obbligazioni bancarie salirono a quote mai viste in precedenza.

Nel 2013 lo scenario è mutato. Un po’ per l’allentamento della crisi finanziaria (vedi spread) un po’ per le politiche della BCE che concede provvista a buon mercato alle banche, queste ultime hanno (salvo rari casi) meno bisogno di raccolta diretta.

Ora è quindi il turno della raccolta indiretta (polizze e fondi) che ha il grosso vantaggio di offrire alte commissioni, in parte incassate subito (in gergo tecnico: upfront, commissione di sottoscrizione).


fondi di investimento

E’ evidente che sono le banche e le reti di Sim a decidere quello che il risparmiatore italiano deve acquistare e soprattutto lo fanno non nell’ottica di scegliere il miglior investimento per il cliente, ma in base alle proprie esigenze di bilancio.

I difetti delle polizze vita e dei fondi di investimento

Polizze vita e fondi di investimento di per se non sono negativi, anzi hanno il pregio di offrire vari vantaggi: diversificazione, protezione del capitale, investimento in prodotti o mercati altrimenti non raggiungibili dal piccolo risparmiatore etc.

Hanno però il grosso svantaggio (per l’investitore) di avere una struttura commissionale onerosa.

Diverse ricerche negli ultimi anni hanno puntato il dito contro i fondi collocati in Italia: non solo hanno costi alti (il costo totale viene sintetizzato dal TER) ma mediamente hanno offerto rendimenti inferiori al mercato di riferimento o agli ETF che copiano semplicemente il mercato. E non si tratta di analisi effettuate da associazioni di consumatori. La più nota è la ricerca annuale su Fondi e Sicav pubblicata da Mediobanca, che anche quest’anno rileva come i costi dei fondi italiani siano pari a tre volte quelli americani e siano pure cresciuti ulteriormente.

Recentemente si è discusso sull'opportunità di creare un vero mercato dei fondi, di modo che ogni investitore possa acquistarlo come una normale azione (come già si fa con gli ETF). Subito si sono alzate le critiche di alcuni operatori finanziari, ma un'iniziativa del genere avrebbe il grande pregio di svincolare il cliente dall'offerta limitata della sua banca. Quasi tutte le banche oggi offrono infatti esclusivamente o prevalentemente i fondi della casa (la SGR appartenente allo stesso gruppo). Per il piccolo investitore c'è comunque già la possibiltà di acquistare i fondi di investimento online.


Le polizze vita sono uno strumento finanziario (in questo articolo mi riferisco soprattutto alle polizze finanziarie come index o unit linked, non a quelle che coprono solo e puramente il rischio morte) che potenzialmente offrono diversi vantaggi. Peccato che siano gravate da una struttura commissionale tale da renderle poco convenienti per il risparmiatore.

Il danno è pure duplice. Da una parte si pagano alte commissioni di sottoscrizione, dall’altra queste vanno a decurtare subito il valore dell’investimento. Se quindi sottoscrivi una polizza per 10.000 euro, il tuo rendimento sarà calcolato su 10.000 meno le commissioni iniziali. Supponiamo che queste siano pari al 3% (300 euro) e che il rendimento della gestione sia del 10%. Ciò significa che il 10% è calcolato su 9.700 (970 euro), quindi il tuo rendimento effettivo è pari al 9,7% e non al 10%. A cui devi ovviamente sottrarre i costi. Costi mediamente alti se si considera che mediamente c'è una commissione di ingresso del 5% e una commissione annua di gestione di qualche punto percentuale.

Quando investi in questi strumenti prenditi il tempo per leggere i prospetti informativi o quanto meno capirne il funzionamento e soprattutto i costi. E fai in modo che la decisione sia effettivamente tua!

ps. la recente riforma delle pensioni ha reso evidente a molti italiani che la pensione pubblica potrebbe non essere più sufficiente per mantenere il tenore di vita abituale. Per tale ragione è in aumento l’interesse verso la previdenza complementare, ma anche in questo ambito è in atto un fenomeno analogo: i risparmiatori sono indirizzati spesso verso i prodotti più lucrosi per il venditore. Ma di questo scriverò meglio in un prossimo articolo.
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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Per me sono una gran fregatura.

Anonimo ha detto...

io sinceramente penso che convengono solo a chi le fa sottoscrivere e non al cliente.

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