I pronti contro termine sono sicuri

Rischio-pronti-contro-termine Ho già scritto vari articoli riguardo i Pronti contro Termine, per esempio del PcT di Che Banca. Sono però pochi gl investitori che conoscono le caratteristiche ma soprattutto i rischi di quest'operazione finanziaria.
Molti risparmiatori verificano soprattutto il sottostante al contratto, ma come vedremo, questo non è l'unico elemento da verificare al fine di valutarne la sicurezza.



Cosa è il Pronti contro Termine

Anzitutto va chiarito che il Pronti contro Termine (generalmente abbreviato in PcT),  non è uno strumento finanziario ma un contratto.

Nella fattispecie che ci interessa, il PcT è un contratto mediante il quale una banca:
  • vende a pronti una determinata quantità di titoli ad un risparmiatore contro corrispettivo in denaro;
  • si impegna a riacquistare ad una determinata scadenza la stessa quantità di titoli ad un prezzo prefissato.
La differenza fra il prezzo a termine e il prezzo a pronti determina il guadagno per l’investitore. Per determinarne il rendimento basta dividere questo guadagno per l’investimento iniziale (prezzo a pronti) tenendo conto della durata. Il guadagno del PcT è tassato al 12,5%.

Il Pronti contro Termine è un investimento di breve periodo, in genere va da 1 a 6 mesi ma può avere durate più lunghe. Rappresenta un investimento flessibile per investire a breve, visto che si possono comporre diversi importi e scadenze. Il limite minimo di investimento è variabile. Le banche tradizionali in genere applicano minimi piuttosto alti: almeno 25 mila euro; ma molte banche, tra cui le banche online, permettono di accedervi con importi inferiori, anche solo 1.000 euro.

Essenziale come vedremo è conoscerne il sottostante, vale a dire i titoli coinvolti nella compravendita. In genere si tratta di Titoli di Stato o di obbligazioni della stessa banca che ha stipulato il PcT, meno frequentemente si tratta di obbligazioni di altre banche o aziende.

Rischi del PcT

In genere si crede che il contratto di Pronti contro Termine sia una modalità di investimento sicura. In effetti è così, ma vi sono dei rischi che vanno conosciuti e valutati.
Anzitutto non è, come i depositi sul conto corrente o sul conto di deposito, garantito dal Fondo Interbancario di Garanzia che copre fino a importi di circa 103 mila euro.

Nel caso dei Pronti contro Termine ci sono due eventualità da considerare:
  1. Fallimento della banca che ha stipulato il contratto di PcT
    In questo caso il contratto di Pronti contro Termine si considera sciolto. Potrai vendere i titoli acquisiti a pronti, se incasserai di più di quanto dovuto a termine dovrai versare la differenza al liquidatore della procedura fallimentare, se incasserai di meno verrai iscritto per la differenza tra i creditori della banca fallita (con poche probabilità di rimborso).

    Molto dipende quindi dalla qualità dei titoli sottostanti al contratto di Pronti contro Termine:
    • Titoli di Stato: sei sicuro di venderli facilmente sul mercato senza problemi;
    • Titoli della banca contraente il PcT: sono chiaramente titoli invendibili;
    • Titoli di altre banche o aziende: sono titoli che puoi rivendere ma, se poco liquidi o non quotati, è probabile che tu sia costretto a venderli in perdita.

    Per questa ragione dicevo che è essenziale valutare il sottostante del contratto. Su ogni contratto di Pronti contro Termine è indicato l’oggetto dello scambio.  E’ chiaro comunque che l’ipotesi di fallimento di una banca è un’ipotesi estrema, la recente crisi ha evidenziato come gli Stati evitino questa eventualità.


  2. Fallimento dell’emittente dei titoli sottostanti al PcT
    In questo caso, escludendo chiaramente il caso di fallimento dello Stato (possibile, ma in questo caso il problema non sarebbero solo i PcT), il fallimento può riguardare la banca contraente (e in tal caso rientriamo nella casistica precedente) o una banca / azienda terza.

    In quest’ultimo caso la teoria prevalente è che la Banca rimanga obbligata al riacquisto dei titoli, anche se la società emittente è fallita. Alcune interpretazioni ritengono che la banca invece non sia obbligata in quanto potrebbe addurre l’impossibilità sopravvenuta ad adempiere o il fatto che i titoli a termine non sono più della stessa specie di quelli a pronti. Questa interpretazione è minoritaria, quello a cui bisogna prestare attenzione è che nel contratto non si faccia ricadere il rischio di fallimento dell’emittente sul cliente.
    La prassi consolidata degli ultimi tempi comunque è quella di chiarire quest’ultimo aspetto nel contratto: la banca ribadisce l’impegno a riacquistare il titolo anche in caso di fallimento dell’emittente. E’ per esempio il caso dei PcT di CheBanca, anche se in questo caso appare inutile visto che si tratta di Titoli di Stato o titoli di Mediobanca, la controllante di CheBanca.


    In conclusione quindi si può considerare l’investimento in Pronti contro Termine sicuro (ma non a rischio zero) se si considera che il sottostante è spesso formato da Titoli di Stato o obbligazioni bancarie che sono ormai garantite dallo Stato. Inoltre fino ad oggi non si è mai verificato in Italia un caso di fallimento di una società contraente o sottostante al contratto di PcT (c’è invece stato un caso a San Marino).
    Ciò nonostante occorre sempre conoscere i rischi a cui si va incontro per cui accertati sempre di quali siano i titoli sottostanti al contratto e controlla se vi sono clausole che identificano chi si assume il rischio in caso di fallimento dell’emittente.

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