Banca del Rispamio

Utili consigli per risparmiare in banca

aprile 01, 2025

2,6 miliardi investiti in criptovalute dagli italiani

Stando ai dati raccolti dall'Organismo Agenti e Mediatori (Oam), alla fine del 2024 si contavano 1.609.898 italiani detentori di valute virtuali, per un ammontare complessivo di oltre 2,6 miliardi di euro e un valore medio di 1.634 euro. Solo nell'ultimo trimestre dello stesso anno, oltre 110mila nuovi soggetti (+7%) avevano deciso di investire in criptovalute.

 

Questi dati provenivano dai flussi trimestrali inviati dagli operatori iscritti nella sezione speciale del Registro dei cambiavalute tenuto dall'Oam. Tale registro consentiva – e consentirà ancora per poco – di verificare i nomi e i cognomi di tutti gli investitori in criptovalute e le singole posizioni aperte. A partire da luglio 2022, gli operatori autorizzati erano tenuti a trasmettere all'Oam i dati relativi all'ordinante e al beneficiario di ogni operazione in cripto, al fine di garantirne la tracciabilità e l'individuazione di eventuali operazioni sospette.

 

Tuttavia, una svolta normativa ha segnato l'inizio del 2025: questo obbligo di comunicazione dati all'Oam non è più previsto. La nuova regolamentazione europea Mica sulle cripto attività ha infatti affidato la vigilanza di questi asset speculativi a Banca d'Italia e Consob, ma non prevede più l'invio dei dati sugli scambi gestiti dagli exchange ad alcuna autorità, come era invece stabilito dalle precedenti norme nazionali.

 

Un vero e proprio spreco di un "patrimonio informativo". L'analisi di questi dati aveva permesso di comprendere i comportamenti degli italiani nel mercato delle criptovalute e rappresentava un unico e utile punto di accesso per le autorità competenti nella lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.

 

La valenza di questo archivio dati è ulteriormente evidenziata dal fatto che, solo nell'ultimo anno, l'Oam ha ricevuto 35 richieste di estrazione dati sull'operatività dei clienti degli operatori in valute virtuali. Tra gli enti richiedenti figuravano la Guardia di Finanza (25 richieste), i Carabinieri (5), la Banca d'Italia (Uif, 4) e la Polizia di Stato (1). L'Agenzia delle Entrate, pur non essendo ancora tra i soggetti autorizzati all'accesso, stava attivamente cercando di rientrare nel perimetro delle amministrazioni autorizzate.

Questa "impalcatura informatica", costata più di un milione di euro, coperti in parte dai contributi versati dai prestatori di servizi di valuta virtuale (Vasp) in fase di iscrizione, viene ora "buttata via".

Si perde uno strumento prezioso per il monitoraggio e la sicurezza del mercato delle criptovalute in Italia a seguito dell'entrata in vigore della normativa europea Mica..

Nessun commento:

Posta un commento

IMPARA A INVESTIRE