La valutazione di S&P Global Ratings arriva in uno scenario macroeconomico sempre più complicato dalla crisi mediorientale che si somma al perseverare della guerra in Ucraina e che moltiplica le incognite sulle prospettive dei prezzi dell’energia. Era proprio il dato endogengo che preoccupava in quanto si riflette sulla crescita (riduzione delle stime Pil 2024) e sui costi (maggiori interessi in quanto la battaglia delle banche centrali contro l'inflazione sembra più lunga del previsto).
Ma che la situazione sia molto diversa da quella del 2011 è certificata dalle parole degli operatori "Il fatto che S&P non abbia deciso alcun cambiamento al rating dell’Italia è positivo. Ma anche se avesse scelto di mettere l’outlook in negativo, non credo che ci sarebbe stata una reazione eccessiva sul mercato nei confronti dei BTp. E lo stesso vale per le decisioni che prenderanno Fitch e Moody’s. Molte cose sono cambiate da allora, e anche gli investitori oggi hanno un approccio diverso ai declassamenti".
Gli investitori istituzionali vedono con favore un governo stabile e soprattutto prudente. Tengono poi conto che la BCE potrà sempre intervenire in caso di problemi. Infine c'è da considerare che ormai solo il 26% del debito pubblico italiano è in mano di investitori stranieri contro il 40% per la Spagna e al 46% per addirittura per la Francia. L’Italia da questo punto di vista è più protetta.
Nel frattempo la crisi mediorientale ha spinto lo spread oltre la soglia 200 con il Btp a 10 anni che si è avvicinato a un rendimento del 5%, ai massimi da 8 anni. Su Banca del Risparmio abbiamo consigliato finora scadenze più prudenti, sui 3 anni, portandosi sui 5 solo per il Btp Valore o il Btp Italia in emissione. Per i meno avversi al rischio ora si apre l'opportunità di andar oltre anche su scadenze decennali con una piccola quota del portafoglio. Non è detto ovviamente che si colgano i prezzi minimi ma oggi il rapporto rischio-opportunità pende a favore dell'investitore.
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