Obbligazioni in dollari USA
Altro titolo molto gettonato è il Republic of Italy 6,875%
27/09/2023 (Isin US465410AH18), in pratica un Btp ad alta cedola denominato in dollari. Recentemente poi Mediobanca ha collocato un bond in dollari a 5 anni con cedola pari al 3% (Isin IT0005056483).
E’ vero che al momento il dollaro ha già guadagnato molto sull’euro, ma il trend sembra essere destinato a continuare visto la migliore situazione dell’economia americana (le previsioni sono per un cambio euro-dollaro a quota 1,20 nei prossimi 6-12 mesi, ma come al solito ricordo che le previsioni sono appunto tali. Inoltre per il dollaro le previsioni sono anche più difficili essendo condizionato non solo dalle regole dell’economia ma anche da quelle della politica internazionale).
Bisogna però ricordare che proprio per la ripresa in atto negli Usa, i tassi americani cresceranno a breve. Occorre quindi fare attenzione alle scadenze più lunghe (incluse quelle 2023 indicate in precedenza) che potrebbero risentire di una riduzione dei prezzi.
Altre valute
Le cedole di questi titoli sono molto alte, compensate da rischi valutari maggiori (il grafico illustra per esempio come la volatilità della lira turca sia stata più che doppia rispetto al dollaro americano).
Una scommessa puramente speculativa è invece quella del rublo russo che, a causa della crisi ucraina, ha perso quasi il 10% del suo valore.
Negli ultimi anni vari emittenti, tra cui Banca Imi, hanno collocato frequentemente titoli di questa specie, con alterne fortune per gli investitori. Sono quindi da considerare come un’alternativa di investimento rischiosa e da monitorare costantemente.
E’ sempre preferibile optare per emittenti solidi, per esempio la Bei (una banca sovrannazionale) ha sul mercato diversi titoli in lire turche, evitando in tal modo di aggiungere al rischio cambio un eccessivo rischio emittente.
Obbligazioni in valuta estera con scadenza breve possono fare al caso di chi desidera approfittare dei possibili movimenti valutari nei prossimi mesi, eliminando il rischio tassi. Chi invece non può e non vuole rischiare troppo deve limitare la diversificazione valutaria sotto il 10% del totale.
Si può ovviamente puntare sulle valute anche tramite ETF o fondi di investimento, optando per i monetari se si vuole una semplice esposizione al solo rischio valutario, o gli obbligazionari in dollari o valuta locale se si unisce alla componente cambio anche quella obbligazionaria.
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