Buoni Fruttiferi Postali Indicizzati all'Inflazione Italiana

I buoni postali indicizzati all’inflazione italiana (BFPi) assicurano un rendimento fisso predeterminato crescente negli anni, aumentato del tasso di inflazione italiana (indice ISTAT FOI esclusa la componente tabacco).

Il loro rendimento quindi non è certo se non al momento della scadenza (o del rimborso anticipato) quando si potrà conoscere il tasso di interesse ottenuto.

Il buono non paga cedole periodiche, gli interessi vengono capitalizzati annualmente in regime composto (in sostanza ogni anno gli interessi vengono sommati al capitale, e nell’anno successivo il tasso di interesse si applica al capitale più interessi precedentemente consolidati).


Per questo il calcolo del rendimento non è dato dalla semplice somma, per esempio con un tasso base dell’1% e il tasso di inflazione rilevato nei primi due anni del 3%, il rendimento lordo del Bfpi sarebbe leggermente superiore al 4% dopo due anni.

rendimento-buoni-postali-inflazione

Questi buoni hanno una durata massima di 10 anni ma consentono il rimborso anticipato del capitale. Se questo avviene nei primi 18 mesi si riceve il solo capitale, dopo 18 mesi si ha diritto anche al pagamento di interessi fissi e inflazione maturata nel periodo.

Il miglior buono postale?

I buoni collegati all’inflazione rappresentano un ottimo strumento di investimento per coprirsi dalla crescita dei prezzi. Ma come confrontarli con gli altri buoni postali?

Possiamo prendere come riferimento il buono ordinario, prodotto simile in quanto investimento di lungo periodo (fino a 20 anni) e con tasso fisso crescente.

buono-postale-ordinario

Siccome il rendimento finale del BFPi dipende dal valore che avrà l'inflazione, il confronto andrà fatto calcolando il valore di inflazione annua media sui 10 anni  che renderà i rendimenti dei due strumenti uguali a scadenza.
Più approssimativamente si può vedere come il maggior rendimento di base offerto dal buono ordinario rispetto al buono indicizzato sia al massimo dell’1,25%. Basterebbe quindi un’inflazione molto ridotta (non solo in base ai valori attuali ma anche a quelli storici) affinché il buono legato all’inflazione renda alla fine di più (sto comunque semplificando, approfondirò in seguito i calcoli).

In ogni caso il buono postale indicizzato all’inflazione offre rispetto a quello ordinario una sorta di assicurazione contro la perdita del potere di acquisto (nel senso che ti tutela qualora ci fosse un forte rincaro dei prezzi).

Personalmente ritengo che questo sia il migliore buono postale proposto, anche se è sempre opportuno fare i confronti mese per mese (ricordo infatti che la Cassa Depositi e Prestiti emette ogni mese una nuova serie a condizioni diverse per ogni tipologia di buono) anche per valutare eventuali operazioni di switch (vendere un buono acquistato in passato per sottoscrivere una nuova serie più conveniente).

Al di fuori dei buoni postali, il prodotto finanziario più simile al BFPi è il Btp Italia che ha una struttura di rendimento uguale: tasso base più l’indice di inflazione italiana FOI. Le tre emissioni di Btp Italia finora collocate quest'anno hanno proposto rendimenti base ben più alti rispetto ai buoni emessi nel 2012, ma questo non significa che il BtpI sia sempre preferibile; vedremo in seguito le differenze e quando privilegiare uno o l’altro.

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Questo articolo fa parte sia della serie i buoni postali convengono? sia di Come proteggersi dall'inflazione.

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2 commenti:

Anonimo ha detto...

grande BdR...oramai faccio parte del tuo fan club... a parte gli scherzi mi interessa molto capirne di più relativamente ai buoni. grazie Giulio

Max ha detto...

alcune serie passate con tasso base e inflazione alto hanno reso e stanno rendendo ottimi tassi, una serie che ho io sta rendendo oltre il 4 % netto. Visto l'aumento programmato dell'iva a Luglio 2013, credo che l'inflazione si mantenga sostenuta nel prossimo anno e nel 2014. Soluzione di risparmio da considerare molto attentamente!!

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