Investimenti a capitale protetto e rendimento garantito

La crisi in atto in Europa ha profondamente modificato le abitudini di investimento degli italiani e degli europei. E’ evidente che la maggiore volatilità dei mercati ha aumentato l’avversione al rischio.
Ma la crisi ha modificato anche alcuni punti certi per il risparmiatore italiano, in particolare in merito alla sicurezza dei titoli di Stato.

L’immagine che segue evidenzia la ripartizione dei portafogli finanziari degli italiani.


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Si nota come in Europa siano molto alte le attività liquide che includono soprattutto conti correnti, libretti di risparmio e conti di deposito. La liquidità supera addirittura quota 50% in Spagna, paese dove evidentemente i timori di un crollo finanziario sono maggiori. Ma anche nel resto d’Europa, Italia inclusa, siamo a livelli molto alti vicini al 30%. Da notare il 41% della Germania che si spiega con il basso livello di tassi di interesse sui titoli tedeschi (il Bund presenta rendimenti prossimi allo zero per scadenze brevi); in pratica per i tedeschi con questi tassi conviene mantenere i soldi sui conti, l’alternativa è ricercare maggiori rendimenti in altri paesi europei, con tutti i rischi del caso.

La quota dei titoli di debito (obbligazioni) è alta soprattutto in Italia non solo per effetto dei titoli di Stato ma anche delle obbligazioni bancarie piazzate spesso agli sportelli.

Non deve invece trarre in inganno la quota di azioni e partecipazioni. In questa quota sono infatti comprese le quote delle società detenuti dai moltissimi piccoli  imprenditori, ma è evidente come questi siano solo in parte investimenti finanziari. Se si considerano le sole azioni quotate l’Italia si ferma all’1,7%, fanalino di coda continentale.

La quota di risparmio gestito è nettamente inferiore nei paesi latini. In Spagna si spiega con la fuga verso la liquidità. In Italia il fenomeno è ormai storico e da anni i fondi comuni stanno perdendo raccolta. Nell’ultimo anno anche le polizze vita hanno avuto uno stop, a causa della crisi infatti i riscatti anticipati hanno equiparato in valore le nuove polizze.

Garanzia del capitale e rendimento minimo

Il risparmiatore italiano è di natura molto prudente ed avverso al rischio. Per questo motivo da noi l’investimento azionario è sempre rimasto limitato, specie in confronto ai paesi anglosassoni. In passato l’investitore si affidava senza indugio ai titoli di Stato o alle Poste, e negli ultimi anni anche alle banche diventate più aggressive nel collocare i loro prodotti. Nonostante la crisi queste linee base resistono anche se sono sempre più messe alla prova.

Dal primo Osservatorio Anima sgr sul risparmio delle famiglia italiane, realizzato in collaborazione con Gfk Eurisko, è emerso che se gli italiani potessero investire punterebbero:
  1. alla protezione del capitale per il 46%
  2. al rendimento garantito (35%)
  3. ai costi contenuti (20%)
  4. a un rendimento elevato (15%)
La crisi ha sicuramente acuito il bisogno di protezione del capitale e di rendimento garantito, bisogni comunque da sempre presenti e forti nel nostro paese.

Il fatto è che le banche e gli intermediari finanziari conoscono queste caratteristiche del risparmiatore italiano e cercano di sfruttarle. Ti potrebbe essere quindi stato richiesto di sottoscrivere polizze vita, Sicav obbligazioni  strutturate etc. con le parole magiche “capitale protetto” o il “rendimento garantito”. In linea generale non ci sarebbe nulla di male in questi prodotti. Il problema è che spesso (se non sempre) sono strumenti finanziari che presentano costi di ricarico molto alti. Fai quindi molta attenzione al prospetto informativo e alle commissioni.

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2 commenti:

giulio ha detto...

grande BdR!

Anonimo ha detto...

Grazie,
un bell'articolo.
Complimenti

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