Tassa unica sulle rendite finanziarie al 20%

confusione-tassa-rendite-finanziarieE’ stato pubblicato ieri sera il Decreto Legge n.138 del 13 agosto 2011 riguardante “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e lo sviluppo”. Si tratta della Manovra Finanziaria che prevede fra le varie misure l’uniformazione al 20% della tassazione dei redditi realizzati dalle persone fisiche sulle cosiddette rendite finanziarie, vale a dire:

  • interessi su conti correnti, conti deposito, obbligazioni e titoli
  • dividendi e capital gain da azioni e altri titoli
  • anche attraverso gestioni individuali o collettive (polizze vita, fondi comuni d’investimento, Sicav, ETF).
In particolare l’intervento prevede l’uniformazione dell’imposta  al 20% escludendo però interessi e capital gain derivanti da titoli di stato italiani e di Paesi inclusi nella white list (non conosco il contenuto di questa lista ma sicuramente gli altri Titoli di Stato europeo e immagino i sovranazionali come BEI), dei titoli di risparmio per l'economia meridionale (sono le obbligazioni che verranno emesse dalla futura Banca del Sud), del risultato delle forme di previdenza complementare e di piani di risparmio appositamente istituiti (si tratta dei rendimenti ottenuti da fondi pensione, PIP, altre forme previdenziali e PAC in fondi o ETF) la cui aliquota impositiva rimarrà al 12,5%.

Come cambia la tassazione degli interessi finanziari

Vediamo in dettaglio cosa cambierà per le rendite finanziarie con un occhio di riguardo al  piccolo risparmiatore:

Investimento
Tassa attuale
Tassa in futuro
Conto corrente
27%
20%
Conto deposito
27%
20%
Libretti di risparmio
27%
20%
Certificati deposito
27%
20%
Obbligazioni
12,5%
20%
PcT
12,5%
20%
Azioni
12,5%
20%
Fondi, Sicav e ETF
12,5%
20%
Polizze vita
12,5%
20%
Derivati e Forex
12,5%
20%
Titoli di Stato
12,5%
12,5%

Restano per ora in dubbio i buoni postali che seppur emessi dalle Poste sono garantiti dallo Stato (ma non sono Titoli di Stato). Nel testo del Decreto per ora non appaiono e quindi salvo correzioni o precisazioni, presumo che saranno allineati al 20%. Aggiornamento: i buoni postali rimangono tassati al 12,5%.

Come si vede dalla tabella, da una parte ci sarà un guadagno, da un’altra una perdita.
Mediamente ne trarranno beneficio i piccoli risparmiatori che in genere hanno poche disponibilità e oltre ai liquidi sul conto corrente investono prudentemente soprattutto su Titoli di Stato o conti di deposito.

La tassazione unica è una misura attesa da tempo e sotto diversi punti di vista equa in quanto elimina alcune disparità insensate. Avvicina inoltre l’aliquota di imposta sulle rendite finanziarie a quella che è la media europea. Non c’è dubbio però che al momento sussistono diversi dubbi tra i risparmiatori italiani.

Effetti sul conto deposito e sui PcT

Su Banca del Risparmio seguo spesso le proposte delle banche online in merito ai conti di deposito e ai Pronti contro Termine. Vediamo quindi in dettaglio cosa cambierà.

Prendiamo per esempio InMediolanum che con Rendimax offre il tasso di interesse maggiore vincolando a 12 mesi: 3,75%. Mentre con l’attuale imposta il rendimento netto è pari al 2,74%, con la nuova sarà il 3%. Quindi per esempio su 10.000 si guadagneranno 300€ contro i 274 attuali.

Saranno invece sfavoriti i PcT la cui tassazione passerà dal 12,5% al 20%. Attenzione, questo riguarda tutti i Pronti contro Termine anche quelli con Titoli di Stato come sottostante. Questi titoli infatti servono solo come sorta di garanzia per l’operazione, ma alla fine il PcT è uno strumento bancario e difatti gli interessi te li paga la banca non lo Stato.
I PcT Che Banca a 10 mesi che offrono un tasso lordo del 3,5% quindi passeranno da un tasso netto del 3,06%  al 2,8%.

I due esempi fanno ben capire l'effetto stravolgente della nuova imposta. E’ probabile che in futuro gli stessi PcT favoriti  finora dal vantaggio fiscale, finiscano per perdere appeal e forse sparire a favore dei semplici depositi (anche se potrebbero restare i  PcT con sottostanti Titoli di Stato).

Da quando entra in vigore la riforma?

Ma la domanda ovvia è: da quando sono in vigore le nuove aliquote di imposta su interessi e capital gain? Cosa succede agli interessi già maturati ma non ancora incassati? Per esempio se tra un mese mi scade un vincolo sul conto deposito, quale aliquota pagherò?
Cerchiamo di fare chiarezza per quanto si sa finora.

Punto 1: il Decreto è stato pubblicato il 13 agosto 2011 sulla Gazzetta Ufficiale e quindi formalmente è già in vigore. Ora dovrà però essere approvato dal Parlamento che chiaramente potrà fare modifiche. E’ probabile che ci saranno cambiamenti su vari punti della manovra, ma mi sembra che nessuno metta in discussione quest’operazione. Per cui, salvo cada tutto (cosa che escluderei) possiamo dare per approvata la nuova imposta sulle rendite finanziarie.

Punto 2: riporto e cito quanto scritto anche dal Sole 24 Ore “La nuova misura scatta sui proventi esigibili e sui capital gain realizzati dal 1° gennaio 2012”. Ora l’italiano a volte inganna, soprattutto poi quando si parla di legalese. Il termine esigibile sembra comunque far riferimento a scadenza (mi sono guardato anche il dizionario).  Interpreto quindi che la tassa unica al 20% si applicherà sugli interessi e dividendi  scaduti e incassati nel 2012, mentre rimarranno con la vecchia tassa quelli liquidati quest’anno.

Per fare qualche esempio sugli interessi e dividendi:
  • sul conto deposito a cui scade il vincolo entro l’anno si pagherà il 27%, se scade nel 2012 il 20% . Quindi se ora faccio un InMediolanum godrei già del 3% netto (da notare invece che CheBanca pagando l’interesse anticipatamente non usufruirebbe di questo beneficio, ma immagino che in tal caso cambierà politica)
  • quanto indicato vale anche per i Pct e i titoli che offrono un interesse a scadenza
  • per i dividendi azionari vale quanto sopra ma invece della scadenza fa fede la data di stacco cedola
  • per i Titoli con interesse periodico come le obbligazioni bancarie o corporate: per le cedole staccate nel 2011 imposta al 12,5%, poi il 20%
Capital gain e regime plusvalenze - minusvalenze
Più complicato interpretare il termine “realizzati” sui capital gain. Potrebbe intendersi che si paga solo sui capital gain ottenuti a partire dal 2012 mentre su quelli ottenuti prima si pagherà ancora il 12,5%. Diventa però complicato capire come calcolarli, a meno che il 31 dicembre 2011 non si paghi forzatamente il 12,5% sui capital gain conseguiti (maturati ma non incassati). Questa potrebbe essere una soluzione ottimale anche per gli investitori altrimenti  è chiaro che chi avrà capital gain a fine anno venderà in modo da esser tassato al 12,5% invece del 20% (anche se visto l’andamento recente di azioni e obbligazioni saranno ben pochi ad avere utili). Questa interpretazione è rafforzata da "Per la tassazione dei futuri capital gain al 20%, è possibile utilizzare, in luogo del costo storico delle partecipazioni o dei titoli, il relativo valore alla data del 31.12.2011, corrispondendo l'eventuale imposta sostitutiva del 12,5% sulle plusvalenze così scaturite".

Inoltre le minusvalenze realizzate entro il 2011 (cioè con la tassazione al 12,5%) potranno essere compensate solo per il 62,5% (rapporto tra 12,5% e 20%) anziché al 100%. Se ho quindi minusvalenze di 1.000 e nel 2012 ottengo una plusvalenza di 1.000 pagherò comunque il 20% sul capital gain di 375 (1.000-625). Fanno eccezzione come detto i Titoli di Stato e equiparabili per cui anche la plusvalenza si computa al 62,5% mantenendo quindi l'attuale regime.


Cosa fare quindi con i conti deposito? Sulla base di quanto scritto sembrerebbe che aprendo InMediolanum si godrà già della nuova aliquota di imposta, per cui ora converrebbe più del PcT a 10 mesi di Che Banca. Favorita anche la formula 6 + 6 di IwBank che rende il 3,25% per i primi 6 mesi e il 4,75% per il secondo semestre (mediamente 4% lordo, 3,2% netto).  NB: nuova proposta Conto Arancio al 4,20%

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5 commenti:

Giulio ha detto...

Ciao BdR!
In questo modo le strategia per il risparmio, si semplificano molto. E non è dtatto che sia un male.
si resta molto liquidi con i conti deposito, se si ha qualcosa da parte che non serve si investe in titoli di stato, e si dimenticano obbligazioni e azioni.
E' un peccato per gli ETF che erano e sono strumenti intelligenti....
Ciao BdR
Giulio

Massimo ha detto...

Bisogna capire gli interessi dati in anticipo per vincoli che scadono nel 2012 se possono essere ritenuti esigibili in quest'anno, a mio parere bisognerebbe poi fare un conguaglio una volta terminato il vincolo, altrimenti non si garantisce la parità tra i risparmiatori e si va incontro ogni regola.
io fortunatamente ho da investire ma non so come muovermi, rendimax, tra le migliori, da i tassi in anticipo, i pct perdono parecchio (proprio adesso che avevno superato la brillante soglia del 3%, visto il momento) quindi, anche se si parla di differenze piccole, non è facile, visto anche la poca chiarezza della manovra e il destino esatto dei buoni fruttiferi postali, che se al 20% li cambierò e metterò su un conto deposito

Giulio ha detto...

Ciao BdR,
lo so che ne hai parlato già, ma dovremmo penso ritornare sul discorso buoni fruttiferi postali.
In una intervista del 12/08 beppe scienza sul blog di Grillo, provocatoriamente, ma mica tanto, suggerisce di tenere i soldi sotto il materasso. O quanto meno di metterli in buoni postali.
Tu che ne pensi ? In fin dei conti questi sono l'unico strumento che protegga davvero - eccetto il TFR , che adesso vogliono appunto togliere- dall'inflazione nostrana. I conti deposito da questo punto di vista lasciano a desiderare; non trovi?
Grazie mille , ciao
Giulio

Anonimo ha detto...

ciao, le minusvalenze maturate fino al 31/12/2011,
essendo in regime amministrato mi sono già state ridotte al 62% rispetto al valore iniziale dalla banca,
questo vuol dire che sulla futura plusvalenza mi verrà conteggiato il 100% oppure un ulteriore riduzione?
grazie

BdR ha detto...

siccome ti hanno già aggiustate le minusvalenze del passato, in futuro plus e minus ti verranno conteggiate al 100%.

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