Nuova tassazione dei fondi comuni d’investimento

Tasse-fondi-comuni-investimentoSabato scorso è stato approvato definitivamente il cosiddetto decreto Milleproroghe. Tra i tanti interventi inclusi nel decreto, uno riguarda la nuova metodologia di tassazione dei fondi comuni d’investimento
italiano.

Il problema delle tasse sui fondi italiani

Le tasse sui fondi comuni di investimento sono da tempo un tema di discussione nel mondo del risparmio gestito italiano. Il tutto parte da una differenza di trattamento fra i fondi di diritto italiano e quelli di diritto straniero commercializzati nel nostro paese.

Fino ad ora i fondi italiani erano tassati sul maturato in capo al fondo mentre quelli stranieri sono tassati sul realizzato a capo degli investitori.

Che significa questo? Vediamolo con un esempio che semplifica le cose ma rende chiaro il tema.
Supponiamo di avere due fondi d’investimento, uno italiano e uno straniero con un patrimonio di 10.000. Nel corso del 2010 hanno reso entrambi un 10%. Il fondo italiano dovrà pagare subito la tassa sul maturato e quindi pagherà 125 (vale a dire il 12,5% sul guadagno di 1000). Il fondo straniero invece non pagherà alcuna tassa, questa sarà pagata dall’investitore solo quando venderà le sue quote.
Se ne deduce che il fondo straniero è avvantaggiato. Da una parte infatti mantiene un capitale di 11.000 mentre il fondo italiano cala a 10.875. Il fondo straniero si avvantaggia poi di un beneficio di marketing potendo sbandierare un aumento del valore delle quote del 10% mentre il fondo italiano avrà ottenuto un aumento dell’8,75%.
Inoltre in questo momenti i fondi italiani hanno in bilancio notevoli importi di credito di imposta verso lo Stato, importi che ovviamente non sono liquidi e non generano interessi.

Tuttociò ha favorito a lungo i fondi di diritto straniero che hanno aumentato notevolmente la loro quota in un mercato, quello del risparmio gestito, in contrazione da anni  ( grafico fonte Sole 24 Ore Plus):

quote-fondi-italiani-stranieri
Questa situazione ha generato anche una fuga verso l’estero (con conseguente perdite fiscali) delle SGR, le società di gestione del risparmio. Basti pensare che le stesse Società di Gestione italiane hanno creato apposite società all’estero per aggirare la norma. E lo stesso settore degli ETF, in grande sviluppo, è rappresentato unicamente da fondi esteri.

Nuova tassazione dei fondi  dal 2011

Il Decreto Milleproroghe votato sabato dal Senato ha rettificato questa situazione.  Dal 1° luglio 2011 anche i Fondi di Investimento italiani potranno godere della tassazione solo al momento di realizzo, vale a dire al momento della vendita delle quote da parte dell’investitore.

Cade quindi un alibi (vero o falso che sia) dei fondi italiani che hanno sempre lamentato questa differenza di trattamento fiscale come motivazione delle minori performance.

Ma cosa cambia per il risparmiatore?

Se operi con i fondi di diritto estero o con gli ETF non cambierà nulla. Se invece tratti fondi italiani, dal secondo semestre 2011 i tuoi guadagni sui fondi non saranno tassati a fine anno sul maturato ma solo quando e se venderai le tue quote di fondo.

Dovrai quindi gestire plusvalenze e minusvalenze come un normale strumento finanziario. In caso di regime amministrato sarà l’intermediario che se ne occuperà per tuo conto; nella documentazione periodica che ricevi dovrà essere esplicitata la tua situazione fiscale.

Le plusvalenze ricavate dopo il 1° luglio non potranno essere compensate con altre minusvalenze precedenti. Solo le minusvalenze successive infatti potranno essere compensate con i futuri guadagni.

Opinione sulla riforma

Non c’è dubbio che l’intervento del legislatore era atteso da anni e va valutato positivamente. Il Decreto riporta sullo stesso piano la tassazione dei fondi d’investimento italiani e di quelli esteri rendendo la gara più equa.

Dal 1° luglio entrerà in vigore anche la nuova Direttiva Europea Ucits 4 che introduce il passaporto europeo sui fondi e consentirà ad una SGR di uno stato europeo di lanciare prodotti in Stati diversi dal proprio. La Direttiva quindi aprirà ulteriormente alla concorrenza il mercato del risparmio comunitario. Per questo l’equiparazione della tassazione dei fondi italiani era attesa e necessaria.

Restano però alcuni problemi nel settore del risparmio gestito italiano: reti e banche che offrono solo i prodotti del Gruppo, conflitti di interesse a danno del cliente, mancanza di una vera consulenza, prodotti inutili o non efficienti. Come si vede molti problemi hanno origine nel collegamento troppo stretto fra le Società del Risparmio e le banche o i promotori che ne distribuiscono i prodotti.
Una maggiore separazione aprirebbe veramente il mercato rendendo i distributori liberi da vincoli di Gruppo e obbligandoli a fare vera concorrenza, cosa che oggi non è necessari visto che sanno già cosa vendere indipendentemente dalle necessità del cliente.

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