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26/02/26

“Padre ricco padre povero” è davvero pericoloso come sostiene de Concini?

padre ricco padre povero
Perché la critica sull’“indebitarsi per fare soldi” è una semplificazione della semplificazione

Spesso leggo critiche sul libro Padre ricco padre povero, in un recente video su Youtube Alessandro de Concini arriva a dire che è  un libro “pericoloso”, addirittura “diseducativo”, perché dà consigli finanziari sbagliati spingendo a indebitarsi per fare soldi. Un messaggio addirittura tossico.

Ma è davvero così?

 

Parliamo di Rich Dad Poor Dad di Robert Kiyosaki, uno dei libri di educazione finanziaria più letti al mondo.

La verità è che la critica spesso cade nello stesso errore che rimprovera al libro: semplifica eccessivamente.

 

Il punto del debito: cosa dice davvero Kiyosaki

Kiyosaki non sostiene “indebitati e basta”.
Introduce invece una distinzione chiara tra:

  • Debito cattivo (per finanziare consumi o passività)

  • Debito buono (usato per acquistare asset che generano flusso di cassa)

Il messaggio è:

La leva finanziaria può essere uno strumento, se usata per acquisire attività produttive.

È una posizione discutibile? Certamente.
È un invito irresponsabile a fare debiti a caso? No.

Il problema nasce quando si estrapola una frase e la si decontestualizza, trasformando una riflessione sulla leva in uno slogan superficiale.

 

Il vero contesto: fine anni ’90

Per giudicare un libro bisogna collocarlo nel suo tempo.

Quando uscì nel 1997, il panorama dell’educazione finanziaria era molto diverso:

  • Pochissimi parlavano di indipendenza finanziaria.

  • L’imprenditorialità non era un tema mainstream.

  • La mentalità dominante era: studia, trova un buon lavoro, risparmia.

Kiyosaki introduce concetti che oggi diamo per scontati:

  • Cash flow

  • Asset vs passività

  • Libertà finanziaria

  • Mentalità imprenditoriale

Oggi queste idee sono ovunque specialmente su social e Youtube.
All’epoca erano quasi sovversive.

Dire oggi che il libro è “banale” è un po’ come criticare un pioniere perché le sue intuizioni sono diventate patrimonio comune.

 

Sì, è un libro semplificatorio. Ma è un difetto?

Qui bisogna essere onesti:
Padre ricco padre povero non è un manuale tecnico.

Non troverai:

  • analisi di scenario macroeconomico

  • gestione avanzata del rischio

  • modelli finanziari dettagliati

  • stress test della leva

È un libro di mentalità.
È quasi un manifesto.

La sua forza è psicologica, non accademica.

E qui nasce l’equivoco: lo si critica per non essere ciò che non ha mai preteso di essere.

 

La leva finanziaria: strumento o pericolo?

Il libro enfatizza l’uso della leva. Vero.

Ma la leva è intrinsecamente “tossica”? No.

È uno strumento neutro:

  • nelle mani sbagliate distrugge

  • nelle mani competenti amplifica

Dopo la crisi del 2008 la sensibilità sul debito è cambiata, ed è comprensibile. Ma non si può retroattivamente imputare a un libro l’uso irresponsabile che alcuni lettori possono averne fatto.

Sarebbe come dire che un libro sull’imprenditorialità è pericoloso perché alcune imprese falliscono. 

 

La rivoluzione culturale

Il merito storico del libro è aver spostato l’attenzione:

  • dal reddito al patrimonio

  • dal lavoro al flusso di cassa

  • dalla sicurezza alla libertà

Ha spinto milioni di persone a porsi una domanda fondamentale: Sto lavorando per i soldi o i soldi lavorano per me?

Questa domanda, da sola, ha avuto un impatto enorme.

 

La critica alla critica

La critica che lo definisce “pericoloso” spesso assume implicitamente che:

  • il lettore sia incapace di discernimento

  • ogni semplificazione sia irresponsabile

  • parlare di leva equivalga a promuovere l’azzardo

Ma se adottassimo questo criterio, dovremmo bollare come pericolosa metà della letteratura imprenditoriale.

La realtà è più sfumata:

  • Sì, il libro semplifica.

  • Sì, non approfondisce il rischio come farebbe un testo accademico.

  • No, non è un invito cieco all’indebitamento.

     

Come va letto oggi

Oggi Padre ricco padre povero va letto per quello che è:

  • un testo di educazione finanziaria di base

  • un acceleratore di consapevolezza

  • un invito a pensare in termini di asset e flussi

Non è una guida operativa da applicare alla lettera. Ma non è nemmeno un manifesto tossico.

È un libro figlio del suo tempo che ha contribuito a cambiare la conversazione globale sul denaro. E questo, piaccia o no, è un fatto. 

Non a caso è citato anche nel libro "Self-Help e crescita personale - 43 libri che fanno la differenza" dove si riprendono i migliori libri di crescita personale.  Kiyosaki ha poi certamente cavalcato il successo (come tanti altri) di Padre Ricco e Padre Povero per vender corsi e altri libri meno concreti e anzi a volte un po' fuffosi. Ma ciò non cambia il giudizio di fondo. Anzi, a volte mi pare che i critici oltre a non comprender quanto scritto sopra, lo denigrano perché oggi fa gioco (la logica di marketing che usano anche i fuffaguru: critico qualcosa che è considerato mainstream ma anche vecchio e appunto tossico). 

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