Molti risparmiatori pensano che:
P/E basso = azione conveniente
P/E alto = azione cara e rischiosa
La realtà è più complessa. E capire perché può aiutarti a evitare decisioni sbagliate.
Cos’è il rapporto prezzo/utili (P/E)
Il P/E indica quante volte il mercato sta pagando gli utili di una società o di un indice azionario.
In modo semplice:
P/E = Prezzo dell’azione / Utile annuo
Se un’azione quota 20 euro e guadagna 2 euro l’anno, il suo P/E è 10.
Significa che il mercato paga 10 euro per ogni euro di utile.
Perché il P/E piace tanto ai risparmiatori
Il P/E ha successo perché:
è facile da trovare
è facile da confrontare
sembra dare una risposta chiara: “conviene o no?”
Ed è proprio questa apparente semplicità a renderlo pericoloso se usato da solo.
P/E alto: davvero un brutto segnale?
Quando si legge che i mercati hanno P/E elevati, spesso scatta l’allarme:
“La borsa è cara, meglio stare fuori”.
In realtà, un P/E alto non dice se il mercato scenderà o salirà.
La storia dei mercati mostra che:
ci sono stati mercati con P/E alti che sono saliti molto
e mercati con P/E bassi che hanno deluso
Il P/E, da solo, non è in grado di prevedere il futuro.
Perché il P/E non prevede l’andamento della borsa
1. Il mercato guarda avanti, gli utili guardano indietro
Il P/E usa utili passati o stimati.
Le azioni, invece, anticipano il futuro: crescita economica, tassi di interesse, innovazione.
2. Le informazioni sono già nei prezzi
Se il P/E è alto o basso, il mercato lo sa già.
Non è un’informazione “segreta” che permette di battere il mercato.
3. I grandi rialzi partono spesso da P/E elevati
Dopo la crisi del 2008, ad esempio, i mercati salirono molto anche se i P/E apparivano elevati, perché gli utili erano ancora bassi ma la ripresa era attesa.
E allora a cosa serve il P/E?
Il P/E non è inutile, ma va usato nel modo giusto.
Può essere utile per:
confrontare aziende simili nello stesso settore
capire se un titolo è caro o economico rispetto alla sua storia
affiancare altre analisi (crescita, debito, solidità)
Non è invece adatto per:
decidere quando entrare o uscire dal mercato
prevedere crisi o crolli
stabilire se “la borsa è troppo cara”
Attenzione ai falsi “titoli sottovalutati”
Molti risparmiatori cercano azioni con P/E molto basso, pensando di fare un affare.
Ma un P/E basso può indicare:
utili destinati a calare
problemi strutturali dell’azienda
settori in declino
Un’azione può sembrare economica e continuare a scendere.
Il vero errore dei risparmiatori
L’errore più comune è usare il P/E come una palla di vetro.
Questo porta a:
restare fuori dal mercato troppo a lungo
perdere fasi di rialzo importanti
investire solo quando “sembra tutto sicuro”
Paradossalmente, quando tutti sono tranquilli, le opportunità migliori spesso sono già passate.
Come usare il P/E in modo intelligente
Per il risparmiatore, il P/E dovrebbe essere:
un indicatore tra tanti
uno strumento di confronto, non di previsione
un punto di partenza, non una decisione finale
La borsa non sale o scende perché il P/E è alto o basso.
Sale o scende perché cambiano aspettative, crescita e fiducia nel futuro.
Capire questo è il primo passo per investire con più consapevolezza e meno paura. Nel lungo periodo, la disciplina conta più del timing. Vuoi iniziare a investire in autonomia in ETF o capire meglio cosa ti viene proposto dal promotore finanziario o dall'impiegato in banca per sostituire i fondi con Etf più efficienti? Leggi Impara a Investire come i Guru.


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