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Utili consigli per risparmiare in banca

27/01/26

Rapporto Prezzo Utili (P/E): cos’è davvero e perché non basta per investire

rapporto prezzo utile
Chi inizia a investire in borsa sente parlare molto presto del rapporto prezzo/utili, spesso abbreviato in P/E.È uno degli indicatori più citati nei commenti di mercato e nelle analisi finanziarie, ma viene anche spesso frainteso.

 

Molti risparmiatori pensano che:

  • P/E basso = azione conveniente

  • P/E alto = azione cara e rischiosa

La realtà è più complessa. E capire perché può aiutarti a evitare decisioni sbagliate.

 

Cos’è il rapporto prezzo/utili (P/E)

Il P/E indica quante volte il mercato sta pagando gli utili di una società o di un indice azionario.

In modo semplice:

P/E = Prezzo dell’azione / Utile annuo

Se un’azione quota 20 euro e guadagna 2 euro l’anno, il suo P/E è 10.
Significa che il mercato paga 10 euro per ogni euro di utile.

 

Perché il P/E piace tanto ai risparmiatori

Il P/E ha successo perché:

  • è facile da trovare

  • è facile da confrontare

  • sembra dare una risposta chiara: “conviene o no?”

Ed è proprio questa apparente semplicità a renderlo pericoloso se usato da solo.

 

P/E alto: davvero un brutto segnale?

Quando si legge che i mercati hanno P/E elevati, spesso scatta l’allarme:

“La borsa è cara, meglio stare fuori”.

In realtà, un P/E alto non dice se il mercato scenderà o salirà.

La storia dei mercati mostra che:

  • ci sono stati mercati con P/E alti che sono saliti molto

  • e mercati con P/E bassi che hanno deluso

Il P/E, da solo, non è in grado di prevedere il futuro.

 

Perché il P/E non prevede l’andamento della borsa

1. Il mercato guarda avanti, gli utili guardano indietro

Il P/E usa utili passati o stimati.
Le azioni, invece, anticipano il futuro: crescita economica, tassi di interesse, innovazione.

2. Le informazioni sono già nei prezzi

Se il P/E è alto o basso, il mercato lo sa già.
Non è un’informazione “segreta” che permette di battere il mercato.

3. I grandi rialzi partono spesso da P/E elevati

Dopo la crisi del 2008, ad esempio, i mercati salirono molto anche se i P/E apparivano elevati, perché gli utili erano ancora bassi ma la ripresa era attesa.

 

E allora a cosa serve il P/E?

Il P/E non è inutile, ma va usato nel modo giusto.

Può essere utile per:

  • confrontare aziende simili nello stesso settore

  • capire se un titolo è caro o economico rispetto alla sua storia

  • affiancare altre analisi (crescita, debito, solidità)

Non è invece adatto per:

  • decidere quando entrare o uscire dal mercato

  • prevedere crisi o crolli

  • stabilire se “la borsa è troppo cara”

     

Attenzione ai falsi “titoli sottovalutati”

Molti risparmiatori cercano azioni con P/E molto basso, pensando di fare un affare.
Ma un P/E basso può indicare:

  • utili destinati a calare

  • problemi strutturali dell’azienda

  • settori in declino

Un’azione può sembrare economica e continuare a scendere.

 

Il vero errore dei risparmiatori

L’errore più comune è usare il P/E come una palla di vetro.
Questo porta a:

  • restare fuori dal mercato troppo a lungo

  • perdere fasi di rialzo importanti

  • investire solo quando “sembra tutto sicuro”

Paradossalmente, quando tutti sono tranquilli, le opportunità migliori spesso sono già passate.


Come usare il P/E in modo intelligente

Per il risparmiatore, il P/E dovrebbe essere:

  • un indicatore tra tanti

  • uno strumento di confronto, non di previsione

  • un punto di partenza, non una decisione finale

La borsa non sale o scende perché il P/E è alto o basso.
Sale o scende perché cambiano aspettative, crescita e fiducia nel futuro.

Capire questo è il primo passo per investire con più consapevolezza e meno paura. Nel lungo periodo, la disciplina conta più del timing. Vuoi iniziare a investire in autonomia in ETF o capire meglio cosa ti viene proposto dal promotore finanziario o dall'impiegato in banca per sostituire i fondi con Etf più efficienti? Leggi Impara a Investire come i Guru.   


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