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23/01/26

Analisi Critica de "Le 3 Formule per Investire in Borsa" di Franceso Galvani

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Il libro "Le 3 Formule per Investire in Borsa" di Francesco Galvani si pone l'obiettivo lodevole di democratizzare l'accesso ai mercati finanziari attraverso una "sofferta semplicità". Tuttavia, un'analisi tecnica rivela che questa estrema sintesi rischia di scivolare nell'iper-semplificazione, veicolando messaggi parziali o tecnicamente imprecisi.

 

1. L'Arbitrarietà della "Regola del Bilanciere"

Il postulato cardine del libro è la raccomandazione di non investire più del 20-30% dei risparmi in Borsa, mantenendo il resto in liquidità (contanti, conti deposito e obbligazioni stabili di emittenti super sicuri non più di tanto specificate).

  • Mancanza di contesto: Questa percentuale appare arbitraria poiché non considera variabili fondamentali come il valore assoluto del capitale o il flusso di cassa dell'investitore. Se per un piccolo risparmiatore con un mutuo il 20% può essere eccessivo, per chi possiede capitali elevati e spese contenute, una quota così alta in liquidità risulta troppo prudenziale e inefficiente.
  • Il paradosso dell'inflazione: Galvani invita a investire il 20-30% in azioni per "partecipare al banchetto" rimanendo con il grosso del capitale al sicuro dai crolli di mercato.  Sebbene questa strategia protegga dalla volatilità del mercato azionario, espone la stragrande maggioranza del patrimonio al rischio di inflazione. Il vero rischio irrazionale è l'erosione del potere d'acquisto causata dall'inflazione sulla massa di liquidità (70-80%) che l'autore suggerisce di tenere ferma.
  • Paradosso orizzonte temporale: l'autore suggerisce giustamente di costruire un portafoglio con un orizzonte temporale lungo di almeno 10 anni.  Ma proprio per questo non si capisce l'eccessiva prudenza. Secondo la teoria finanziaria classica, un'allocazione così sbilanciata verso la liquidità è considerata eccessivamente prudente per chi ha un orizzonte temporale lungo, poiché il "costo opportunità" del mancato guadagno azionario supera spesso il beneficio della stabilità. 
  • La Semplificazione dell'Avversione al Rischio. L'autore sostiene, basandosi su Kahneman, che tutti gli esseri umani sani odiano il rischio allo stesso modo (proporzione 1:2 tra vincite e perdite) e che la "propensione al rischio" individuale sia un mito. Questa visione nega uno dei pilastri della consulenza finanziaria moderna: la distinzione tra capacità di rischio (oggettiva) e tolleranza al rischio (psicologica). Galvani ammette che un giovane con pochi risparmi non dovrebbe investire come un dirigente in pensione, ma riconduce tutto alla "fragilità finanziaria" più che a una reale differenza di profilo. La teoria economica suggerisce invece che l'utilità marginale della ricchezza varia da individuo a individuo, rendendo la standardizzazione dell'avversione al rischio una forzatura psicologica  

 

2. Lacune Tecniche e Inesattezze Fiscali

Il libro presenta alcune criticità tecniche che possono indurre in errore il neofita:

  • L'errore sulla compensazione fiscale: Galvani afferma che i guadagni dalla vendita di ETF possono compensare le minusvalenze. Tuttavia, tecnicamente i proventi degli ETF sono classificati come redditi da capitale e non possono compensare le minusvalenze pregresse, che richiedono invece "redditi diversi" come quelli generati dai certificati o dalle singole azioni.
  • Semplificazione del rischio cambio: L'investimento in ETF in valuta diversa dall'euro (come USD o GBP) viene ridotto a una "questione di gusto". In realtà, il rischio cambio è una variabile finanziaria complessa che può annullare i rendimenti del sottostante e richiederebbe criteri di analisi più profondi della mera preferenza personale.
 

3. I Limiti Operativi delle Formule

Le tre strategie (PIC, PAC classico e Value Averaging) presentano zone d'ombra operative:

  • Inapplicabilità della "Pozione di Harvard" (VCA): Questa formula obbliga a vendere quando il mercato sale e comprare massicciamente quando crolla. Oltre allo stress psicologico, l'autore non integra nelle sue simulazioni l'impatto della tassazione sul capital gain ad ogni vendita, che riduce drasticamente l'efficienza rispetto a un semplice "Compra e Dimentica".
  • Rischio di Liquidità: In caso di crolli prolungati (bear market), la formula obbliga a investire somme sempre più ingenti per mantenere il valore del portafoglio in linea con l'obiettivo. 
  • Sottovalutazione delle Obbligazioni: Nella finanza tradizionale (es. il portafoglio 60/40), le obbligazioni servono a bilanciare le azioni quando queste crollano. Galvani preferisce invece il "bilanciere" estremo (tutto o niente), citando il fallimento dei modelli di analisi del rischio durante la crisi del 2008 per giustificare questa scelta. Così facendo, ignora la decorrelazione statistica tra azioni e obbligazioni, che in molti scenari (eccezion fatta per il periodo Covid) funge da ammortizzatore essenziale per il portafoglio. Classico errore di chi basa l'analisi solo sulla base di uno specifico periodo storico, generalmente il più recente che ha vissuto, dimenticando il contesto storico e finanziario completo.  
 

4. Bias Storico

  • Survivorship Bias: Le simulazioni e le promesse di rendimento (il famoso 10%) si basano quasi esclusivamente sulla borsa americana (S&P 500). Basarsi sull'eccezionalismo statunitense degli ultimi decenni non garantisce che i rendimenti futuri, specialmente in mercati diversi, saranno altrettanto generosi.
 
Chi mi ha segnalato il libro mi ha chiesto se si tratta dell'ennesimo fuffaguru del trading. Lo escludo perché a parte il libro non vende nulla e la sua strategia non si basa sul trading ma su un sano investimento di lungo periodo. Noto che certi termini come per es. "tossico" entrano nel lessico quotidiano e sono abusati. Può ingannare il fatto che l'autore, per attitudine personale e deformazione professionale lavorando nel markteing, utilizza un tono paternalistico con uno stile eccessivamente direttivo e distraente. L'uso frequente di espressioni come "vacci piano cowboy" o "bravi studenti" lascia poco spazio alla riflessione personale, forzando il lettore a seguire pedissequamente insegnamenti presentati come "verità apodittiche". Certo non aiuta che una persona con tutt'altri studi e esperienze professionali si lanci nell'ergersi a esperto di finanza. 
 

Non è fuffa ma può esser  utile al massimo per chi è ai "primissimi passi" e preferisce un supporto cartaceo a una ricerca online, dove le stesse strategie (banali per un esperto) sono reperibili gratuitamente. Tuttavia, per un investitore consapevole, il volume risulta superficiale e rischia di offrire una bussola tarata su dati storici e regole imprecise.

 

Il libro propone un modello di sopravvivenza psicologica più che di massima efficienza finanziaria. Galvani preferisce che l'investitore "dorma sonni tranquilli" con l'80% di liquidità piuttosto che avere un portafoglio ottimizzato ma stressante. 

Seguire le strategie del libro è come guidare un'auto con freni potentissimi (l'80% di liquidità) ma un motore piccolo (il 20% di azioni). Sarai quasi certo di non schiantarti mai in curva, ma impiegherai molto più tempo per arrivare a destinazione, e se lungo il tragitto c'è una tempesta di sabbia (l'inflazione), rischi di rimanere insabbiato mentre il valore del tuo serbatoio evapora lentamente. 

Ti rimando alla lettura di qualche classico della finanza.  

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