Come scegliere un ETF

Nel precedente articolo ho invitato a preferire gli Etf ai fondi di investimento proposti regolarmente da banche e promotori finanziari.

I vantaggi te li ho già elencati in passato, ma è bene riprenderli:

  1. come per i fondi, puoi diversificare su più titoli anche con piccole somme;
  2. replichi la performance dei vari mercati sottostanti senza sorprese. Non nel senso che non puoi perdere, ma che non hai bisogno di verificare la bontà della gestione, l’andamento rispecchierà l’indice di riferimento;
  3. hai bassi costi di ingresso e gestione.

Gli ETF rappresentano uno dei modi più efficienti di investire nel lungo termine anche se dal punto di vista fiscale, come vedremo, presentano dei limiti.

Giustamente però mi si chiede: come scegliere l’etf?
In effetti oggi sul mercato ce ne sono una marea. Il numero degli Exchange traded product (Etp, acronimo che racchiude Etf, Etc ed Etn) quotati nel mondo ha superato quota 5.000. Ma anche solo alla Borsa di Milano ce ne sono centinaia.

Un primo metodo per selezionarli, un po’ al limite, è quello di farti consigliare dalla tua banca. Probabilmente ti proporranno polizze e fondi, poi investi in autonomia nell’analogo Etf. Es. ti suggeriscono un fondo azionario emergente, scegli l’Etf che ha lo stesso benchmark (l’indice delle Borse dei paesi emergenti). Ovviamente questa tecnica ha un forte limite: stai partendo dal presupposto che il consiglio in banca fosse giusto. Inoltre anche così ti troveresti davanti a più opzioni tra cui scegliere.

Un po’ di lavoro di selezione va fatto se non vuoi dipendere dalle banche. Per riuscire a districarsi tra le varie opzioni è opportuno affrontare passo passo le domande di base che guidano verso la scelta.

Su cosa voglio investire?

La prima cosa da capire è a quale asset class si è interessati. Si dovrebbe partire dal generale per poi scendere nello specifico. Ad esempio prima decidi tra azioni, obbligazioni, liquidità o materie prime, poi mercati emergenti, Europa etc.
Una scelta che diviene più semplice se a priori si è costruito il proprio portafoglio modello analizzando rischi ed esigenze. A questo punto avresti pronta la tua asset allocation (la classica torta divisa a fette, dove le fette sono le attività e i mercati su cui investire) e devi solo scegliere il giusto strumento.

Scegliere l'indice

Una volta chiaro dove si vuole investire, bisogna capire quale benchmark è il più adatto. Per ogni asset class ci possono essere infatti diversi indici tra cui è possibile scegliere. Per es. in Italia abbiamo il Ftse Italia Mib, Ftse Rafi Italy 30 e Msci Italy.

Non è una scelta facile. L’ideale sarebbe capire la metodologia di costruzione degli indici. Spesso gli indici rappresentano lo stesso mercato ma sono molto diversi. Per es. l'indice Msci Europe comprende 440 aziende, l'Euro Stoxx 50 appunto cinquanta. Il primo include le società europee fuori dell'eurozona (come Gran Bretagna e Svizzera), il secondo solo imprese dell'area Euro.
Qui ci si può far aiutare scegliendo l’indice più utilizzato, oppure nel dubbio rinviare la scelta ai passi successivi, in particolare costi e liquidità.

I costi

Scelto mercato e indice, i fattori su cui ci si dovrebbe basare per selezionare un Etf sono sostanzialmente tre: i costi, la liquidità e il tipo di replica.
La scelta sarà per forza di cose anche soggettiva (per es. si può preferire uno strumento più caro ma più liquido), bisogna trovare il giusto equilibro.

I costi, dati storici alla mano, sono di gran lunga il fattore che più incide sulle differenze di performance, soprattutto sul lungo periodo. Le commissioni possono variare sensibilmente anche tra strumenti che replicano lo stesso indice e sono sintetizzate dalle spese correnti (fino a poco tempo fa dal Ter, il Total expense ratio) che rappresentano una misura dei costi ricorrenti nel tempo sostenuti dai sottoscrittori di un fondo (nel totale sono compresi i costi di gestione, di amministrazione, legali, di revisione e di custodia. Ma attenzione, sono escluse alcune voci di costo non preventivabili, come le commissioni di performance, voce non presente negli Etf ma frequente nei fondi attivi).

Scegli un Etf non troppo caro, anche piccole differenze di costo possono influire in maniera considerevole sul rendimento se non compensate da altri elementi.
Gli Etf non hanno commissioni di entrata, di uscita e di performance, ma prevedono solo quelle di gestione, in genere molto più basse rispetto ai tradizionali fondi comuni a gestione attiva.

Gli Etf sono negoziati in Borsa come le azioni per cui hanno dei costi di transazione, che sono espressi dagli spread bid-ask (differenze tra i prezzi di acquisto e di vendita) e dalle commissioni applicate dall’intermediario. Per quanto riguarda lo spread, vedremo nel prossimo punto come limitarlo. Per le commissioni invece è importante scegliere una banca con basse commissioni di negoziazione. Le differenze tra una banca online e una tradizionale possono essere elevate.

La liquidità

Uno strumento finanziario liquido è un prodotto che è molto scambiato sul mercato e che quindi si può vendere o comprare facilmente.

Come detto, gli Etf si acquistano e si vendono sul mercato come i normali titoli e presentano una differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita: questa differenza si chiama spread. Più lo spread è basso, ossia più i prezzi di vendita e di acquisto sono vicini, meglio è. Gli strumenti più liquidi hanno in genere spread ridotti, il che comporta un vantaggio quando si deve acquistare e soprattutto vendere, evitando in particolare, soprattutto in fase di alta volatilità, di esser costretti a svendere.
Di fatto un alto spread rappresenta un costo “indiretto” solitamente non considerato dal piccolo risparmiatore.

Il tipo di replica

Gli Etf possono replicare il benchmark di riferimento attraverso una replica fisica oppure una replica sintetica.

Nel primo caso si acquistano precisamente titoli che compongono l’indice di riferimento, nel secondo caso invece si utilizzano strumenti derivati per replicarne l’andamento. Le due soluzioni presentano pro e contro, che è bene conoscere. Ma è necessario un ulteriore articolo ad hoc (a cui rimando) per affrontare sufficientemente il tema.

Altri elementi da valutare

Gli Etf possono essere a distribuzione se staccano dividendi periodici o ad accumulo, se i dividendi vengono reinvestiti.
In linea generale, salvo ti serva una rendita, vale a dire un’entrata periodica, meglio i fondi ad accumulo. Non farti ingannare dal concetto di cedola, che sfruttano anche i fondi di investimento. Non è una fonte di guadagno ulteriore, semplicemente viene staccato una parte del valore del fondo che quindi si svaluterà di conseguenza di pari valore.

L’Etf ad accumulo è poi meglio per questioni fiscali, anche se per gli Etf non si possono sfruttare le plusvalenze in compensazione. Per capire il perché, supponi di aver un Etf in perdita. Quando ricevi il dividendo, ci paghi le tasse e contemporaneamente amplifichi la perdita e le future minusvalenze da recuperare.

Altro elemento da considerare è la valuta di denominazione del fondo. Se non è in euro, avrai anche un rischio cambio. Se è “coperto” dal rischio (hedged) non avrai il rischio ma un costo di copertura implicito.

Alcuni siti utili

Prima di investire leggi sempre attentamente il prospetto, il kiid e il documento di quotazione, disponibili sul sito dell’emittente e su quello di Borsa Italiana.
Due siti che ti consiglio per scegliere e confrontare gli Etf, monitorandone andamento storico, costi etc. sono Morningstar e JustEtf. Come libro puoi leggere Manuale dell'Investitore Consapevole, che tratta un po' tutti gli strumenti finanziari.

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1 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Luca, grazie dell'articolo, pieno di spunti come sempre.

Volevo chiederti cosa ne pensi di Moneyfarm e simili. Credo rappresentino un'ottima soluzione per creare portafogli diversificati e bilanciati di E.T.F. in base al proprio profilo, budget e orizzonte d'investimento.

Potresti fare proprio un articolo in merito.
Grazie ancora!

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