Risparmiatori beffati dal salvataggio delle banche Etruria e Marche

Domenica 22 novembre il governo ha emanato il cosiddetto decreto Salva Banche. Decreto che ha colpito pesantemente azionisti e parte dei clienti delle quattro banche coinvolte: CariChieti, Banca delle Marche, CariFe (Ferrara) e Popolare Etruria.

Le 4 banche locali, in crisi da tempo, sono praticamente state chiuse per dare origine a 4 nuovi Istituti con lo stesso nome e un’unica società che ingloberà tutte le sofferenze delle banche coinvolte (bad bank).

Il decreto Salva Banche

Se banche e dipendenti sono stati salvati, non così si può dire degli azionisti e parte degli obbligazionisti che hanno visto azzerare il valore delle loro azioni e delle loro obbligazioni subordinate.

I numeri in gioco non sono ben definiti, ma si parla di circa 130.000 piccoli azionisti e 20.000 sottoscrittori di obbligazioni subordinate per un totale di 2 miliardi di euro di risparmi in fumo (nell’immagine sotto i titoli obbligazionari coinvolti).

obbligazioni subordinate banche fallite

Il Decreto è stato emanato con urgenza per evitare di dover procedere con le nuove regole del Bail In che entreranno in vigore in Europa dal 1° gennaio 2016, regole che disciplinano i salvataggi delle banche europee.

Paradossalmente però si sono di fatto applicate le medesime misure e pure con una severità eccessiva nei confronti degli obbligazionisti subordinati.
I crediti in sofferenza sono infatti stati ceduti alla bad bank valorizzandoli solo al 20%, un valore molto basso che non trova riscontri in precedenti casi analoghi. Questa svalutazione ha quindi di fatto azzerato i capitali di tutti gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati.

Le colpe della vigilanza e delle banche

Questa vicenda evidenzia ancora una volta le carenze della vigilanza di Banca d’Italia e Consob.
Banca d’Italia per anni ha ignorato i problemi, comminando al massimo sanzioni minime. Le banche coinvolte sono poi commissariate da tempo, ma il commissariamento non ha portato di fatto alcun beneficio.

E che dire della Consob che con la coda di paglia ha emesso solo martedì 24 novembre una comunicazione (numero 0090430) che obbliga le banche a informare “adeguatamente” i propri clienti sui rischi del bail-in, a verificare che i clienti abbiano in portafoglio titoli in linea con i propri obiettivi e ne comprendano i rischi.

Proprio qui sta uno dei principali problemi di questa vicenda. Al di là delle modalità che hanno penalizzato eccessivamente azionisti e soprattutto obbligazionisti subordinati, si può condividere che questi debbano assumersi le responsabilità per le scelte di investimento effettuate.

Ma nella realtà molti risparmiatori sono stati ingannati da queste banche e indotti a comprare azioni per ottenere magari migliori condizioni sui mutui e i conti corrente (pratica frequente presso le banche locali) o a investire in obbligazioni subordinate con la rassicurazione che erano titoli sicuri.

Ho infatti più volte segnalato come mentre oggi le banche spingano fondi di investimento e polizze vita, nel periodo di crisi della liquidità spingevano le obbligazioni. E fino a 2-4 anni fa moltissime banche hanno collocato presso i loro clienti obbligazioni subordinate senza spiegarne le caratteristiche e soprattutto i rischi.

Non stupisce quindi che tra chi ha perso i suoi risparmi non ci siano solo traders o investitori evoluti ma anche e in maggioranza tanti piccoli risparmiatori inconsapevoli.

Del resto sarebbe strano pensare che ben 20.000 persone abbiano sottoscritto i bond subordinati di questi piccoli Istituti consapevolmente. E stiamo parlando di 4 piccole banche locali, se allarghiamo l’orizzonte ci sono moltissimi risparmiatori italiani che hanno in portafoglio obbligazioni subordinate della loro banca, collocate allo sportello come un normale titolo obbligazionario.

Questi risparmiatori oltre che danneggiati si trovano anche beffati. Infatti sui loro risparmi azzerati dovranno pagare l’imposta di bollo dello 0,20% (su cui il Decreto non è intervenuto a correzione). E non potranno utilizzare la perdita subita come una minusvalenza (da compensare con future eventuali plusvalenze) in quanto di fatto non c’è stata una cessione di titoli ma solo un azzeramento del loro valore.

Sulla vicenda è calato il silenzio dei principali giornali (non parliamo delle TV), la vicenda infatti si trova con il giusto risalto solo nei quotidiani locali e in quelli finanziari. Del resto sono evidenti le implicazioni politiche della scelta fatta, considerando la vicinanza della famiglia di un ministro a Banca Etruria e l’interesse di un noto finanziere vicino al Presidente del Consiglio per i crediti in sofferenza della stessa banca (su cui sicuramente si otterrà un valore superiore al 20% scritto in bilancio). E indubbiamente anche le grandi banche, che sono intervenute nei salvataggi, hanno puntato a far pagare il più possibile agli azionisti e agli obbligazionisti degli Istituti coinvolti. Nel frattempo i veri colpevoli, gli amministratori delle banche fallite, se la caveranno con poco dopo anni di lauti stipendi. 

Oltre al silenzio dei grandi media, dà fastidio anche la retorica di certi commentatori politici che giustificano l’operazione in quanto avrebbe permesso di salvaguardare i correntisti. Ma i correntisti non hanno mai rischiato e non rischieranno nulla nemmeno con il bail in caso di fallimento della loro banca (fino a 100.000 euro di deposito per intestatario, quota che pochissimi superano. E anche per questi i rischi sono ridotti in quanto i loro conti sarebbero intaccati solo dopo gli azionisti e tutti gli obbligazionisti, inclusi quelli ordinari). 


La vicenda su cui adesso partiranno le consuete lunghe lotte giudiziarie e cause delle associazioni dei consumatori, insegna ancora una volta che la fedeltà in banca non paga e la fiducia cieca nel consulente allo sportello è controproducente.

Troppi risparmiatori italiani si fidano ancora ciecamente di quanto gli viene raccontato in filiale. Lo comprova, come ho scritto recentemente, il fatto che oggi acquistano in massa fondi di investimento e polizze vita (su cui la banca ha grosse commissioni) invece di chiedere informazioni su investimenti alternativi e meno onerosi come gli ETF (che, come evidenzia l’annuale ricerca di Mediobanca, hanno mediamente rendimenti superiori ai fondi di investimento, nonostante le minori commissioni che il cliente paga).

ps. molti dei clienti delle banche coinvolte stanno ora chiudendo i loro conti e rapporti bancari. Puoi vedere in questo articolo aggiornato alcune alternative di conti correnti a zero spese.

_____________________________________________________

EBOOK in omaggio: inserisci la tua email e iscriviti gratis:


Abbonati gratis ai feed RSS


Articoli correlati per categorie



1 commenti:

Anonimo ha detto...

DOPO 3 PREMIER NON ELETTI, LEGGE CHE AUTORIZZA AL PRELIEVO DAI CONTI IN CASO DI FALLIMENTO, QUESTO E' UN FURTO IN PIENA REGOLA. LA DITTATURA POLITICO-FINANZIARA CHE SI STA INSTAURANDO NELL'INDIFFERENZA GENERALE E' SPAVENTOSA. CI VORREBBEREO QUELLI DELL'ISIS CONTRO QUESTE BANCHE CHE RAPINANO I RISPARMIATORI.

Posta un commento