Grexit, referendum e i tuoi investimenti

banche grecheNel prossimo fine settimana tutti gli occhi del mondo saranno puntati sull’esito del referendum greco (esito che dovrebbe però conoscersi solo lunedì).

Sulle vicende che hanno portato a questa situazione non mi dilungo visto che ormai la vicenda è da giorni in prima pagina. Mi soffermo invece su quali sono le indicazioni date dai mercati finanziari e quali potrebbero essere gli esiti.

Reazioni dei mercati

Difficile ovviamente fare previsioni, a maggior ragione in una vicenda di cui francamente si fa fatica a capire la logica.

Tutti scommettevano sull’accordo, poi all’ultimo la vicenda del referendum ha sorpreso un po’ tutti, spiazzando totalmente gli analisti finanziari (e anche gli stessi greci).  La notizia quindi non poteva che essere accolta con nervosismo dai mercati.

Ma la sorpresa sta forse proprio negli effetti contenuti. Siamo ben lontani dal 2011, le Borse hanno perso ma non sensibilmente. L’euro sta tenendo e lo spread (anche per gli interventi della BCE) non è salito di molto, e più per la riduzione dei tassi sul Bund piuttosto che un aumento dei rendimenti del Btp.

Ora resta da capire se  la causa del limitato impatto è che i mercati si attendono comunque un accordo dopo il referendum, oppure gli investitori credono che un eventuale Grexit non generi un effetto contagio in Europa.

Probabilmente per entrambe le ragioni. E’ ragionevole ipotizzare che nel breve periodo sui mercati ci sia più un timore dell’ignoto (“area inesplorata” per riprendere le parole di Draghi sull’eventuale Grexit) che una reale percezione di rischio in Europa.

Esito referendum

referendum greciaSe vince il sì al referendum, è probabile che in breve tempo si cerchi una soluzione, una sorta di nuovo accordo. I mercati potrebbero festeggiare con una ripresa, soprattutto delle azion finanziarie. Ma sarebbe l’ennesima pezza che non risolverebbe strutturalmente il problema.

La Grecia oggi, anche per effetto delle politiche insensate dell’attuale governo, è tornata in recessione e (a maggior ragione dopo questa settimana di follia) ha bisogno di maggiore sostegno di quanto poteva essere preventivato un anno fa.

L’ideale nel medio termine è un governo greco che si impegni veramente nelle riforme ed un Europa che acconsenta ad una ristrutturazione del debito.

Se vince il no è probabile un aumento del nervosismo dei mercati con effetti negativi su Euro e obbligazioni degli Stati mediterranei. Meno probabile comunque una situazione di panico, con la Bce pronta a arginare le tensioni.

Se un’uscita della Grecia potrebbe avere impatti contenuti, una possibile uscita disordinata, come si prospetta visto la tensione tra le parti, rischia di produrre problemi, minando la fiducia degli investitori.

E chi rischia è soprattutto l’Italia. Paradossalmente oggi tutti i fondamentali economici italiani sono peggiori del novembre 2011 (a differenza della Spagna e del Portogallo) quando scoppiò la crisi dello spread. Ciò che tiene a galla l’Europa e l'Italia oggi è solo la fiducia e la credibilità di alcune Istituzioni come la BCE e la speranza di una ripresa economica.

Se nel breve gli effetti del Grexit potranno essere controllati, nel medio periodo sarà fondamentale una conferma del miglioramento dei fondamentali economici europei. E come detto, in particolare l’Italia sarà nel mirino non appena qualcosa non andrà come sperato.

La volatilità caratterizzerà quindi ancora a lungo i mercati, qualsiasi sia l’esito del referendum. E la situazione in Europa influenzerà tutto il mondo, dagli Usa alla Cina. Per questo al momento non ci sono porti sicuri. Rimane solo la precauzione, specie su investimenti obbligazionari in euro, di rimanere su scadenze brevi e diversificare con una quota di investimenti in dollari.

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