L’affrancamento fiscale conviene sempre se ho plusvalenze?

convenienza affrancamento fiscaleNel precedente post ci siamo lasciati con la regola base per decidere se affrancare o meno gli investimenti su un dossier titoli.

Se il dossier titoli è complessivamente in:

  • plusvalenza: affrancamento sì
  • minusvalenza: affrancamento no.
Questo è un metodo semplice e banale per decidere cosa fare. Ma la complessità della materia richiede di valutare anche altri elementi prima di decidere.


Questi elementi sono:
  1. la presenza di uno zainetto fiscale negativo, vale a dire minusvalenze pregresse (perdite su titoli subite negli ultimi 5 anni e non ancora compensate con futuri guadagni)
  2. la previsione sul futuro andamento dei titoli nel dossier.
Il punto 1 lo rimando al prossimo articolo. Vediamo quindi subito il secondo aspetto.


Quale sarà il valore del titolo?

Anche chi è attualmente in plusvalenza, deve riflettere sulla possibilità di effettuare l’affrancamento. La procedura infatti ha il difetto di tassare anticipatamente guadagni non ancora conseguiti.
Potrebbe succedere infatti, che le plusvalenze al primo di luglio diventino delle minusvalenze nei mesi a seguire. E che quindi si paghi il 20% di tasse su un guadagno che al momento dell’effettivo smobilizzo dell’investimento non c’i sarà.

Riprendiamo il nostro primo esempio del precedente articolo: affrancamento di titoli in carico a 10 euro che al 30/6 valgono 12 euro. 
Al momento della vendita il valore delle azioni potrebbe essere inferiore al valore di affrancamento (12 euro) con conseguente minusvalenza. Di fatto quindi con l’affrancamento si è pagata un’imposta anche sulla futura perdita.

Il rischio dell’affrancamento, anche in caso di plusvalenze, è proprio quello di pagare le tasse su guadagni virtuali che poi potrebbero svanire o addirittura tramutarsi in perdite in base all’andamento del mercato.

E’ evidente che cercare di prevedere il futuro è sempre inutile, per cui in caso di plusvalenze (salvo siano limitate) conviene comunque l’affrancamento per pagare sul guadagno maturato il 20% invece del 26%, consci comunque dei limiti e rischi di cui sopra.

In qualche caso però una previsione sul futuro si può fare, anche con certezza. Mi riferisco in particolare alle obbligazioni.

A causa del calo dei tassi di mercato molte obbligazioni oggi quotano sopra la pari (sopra 100). Se vendi o affranchi è probabile che genererai una plusvalenza su queste obbligazioni. Ma se intendi mantenere il titolo fino alla scadenza, in genere queste saranno rimborsate alla pari (100). Quindi in caso di affrancamento con valore di carico sopra la pari, genererai una nuova minusvalenza e avrai pagato con l’affrancamento una tassa su un guadagno virtuale.

Esempio

Facciamo un esempio per essere chiari. Il signor Rossi ha acquistato 10.000 euro di obbligazioni Enel 5.25% 14.01.2015 a 100. Ora questo titolo quota 102,91 circa, supponiamo che tale quotazione venga mantenuta fino al 30 giugno.

Il signor Rossi decide di affrancare, pensando di fare un affare in quanto in questo modo pagherà solo il 20% sul guadagno maturato (102,91 – 100). Ma il sig. Rossi ha intenzione di mantenere il titolo fino alla scadenza per cui il 14 gennaio 2015 riceverà un rimborso di 100 su titoli che, a causa dell’affrancamento, ha in portafoglio al valore di carico di 102,91.
Il sig. Rossi quindi ha conseguito una minusvalenza che potrà compensare con future plusvalenze. Peccato che su questa minusvalenza abbia in precedenza pagato il 20% di imposte.

Riepilogando:
  1. con affrancamento il sig. Rossi ha pagato circa 58 euro di imposte, pari al 20% su un guadagno virtuale pari a 10.000 * (102,91-100)% = 291. Alla scadenza del titolo consegue una minusvalenza pari a 291.
  2. senza affrancamento il sig. Rossi alla scadenza riceve il rimborso di 100 di titoli acquistati a 100, senza alcuna minusvalenza o plusvalenza conseguita, e quindi senza pagare alcuna imposta.
Come si vede quindi, specie per le obbligazioni che quotano sopra la pari e in cui si è in guadagno, l’affrancamento è controproducente se si ritiene di mantenere il titolo fino a scadenza.

Nei prossimi articoli vedremo il caso delle minusvalenze pregresse e poi eventuali strategie e  accorgimenti che è possibile seguire per limitare le tasse pagate. Iscriviti alla newsletter (inserisci mail più sotto) o alla pagina Facebook per aggiornamenti.

_____________________________________________________

EBOOK in omaggio: inserisci la tua email e iscriviti gratis:


Abbonati gratis ai feed RSS


Articoli correlati per categorie



3 commenti:

Anonimo ha detto...

Buongiorno, vorrei un chiarimento.
Nel caso al 30 Giugno si abbia un dossier titoli in positivo (valore attuale titoli maggiore del valore di carico) per esempio di 20.000 euro per fare un esempio consistente e quindi capire meglio gli effetti.
Nell'articolo precedente si diceva che converrebbe l'affrancamento per pagare meno tassazione ( 20% invece di 26%). Ma io vedo un grosso svantaggio perché così facendo il prezzo di carico viene uguagliato al prezzo attuale (30Giugno) per cui se a Luglio vendo tutto PERDO 20.000 Euro ! E' corretto ? Non conviene vendere tutto e ricomperare tutto entro un paio di giorni a GIUGNO ? (Così guadagno i 20.000 euro e pago meno tassazione...) Sbaglio ???
Antonio

Luca di Banca del Risparmio ha detto...

buonasera Antonio.
Non riesco a capire come potrebbe perdere i 20.000 euro vendendo a luglio. Se a luglio vende e il prezzo è uguale al 30 giugno non subisce alcuna perdita né tassazione.
Però avrà precedentemente pagato con l'affrancamento il 20% sul guadagno invece del 26%

Anonimo ha detto...

Grazie per le spiegazioni.
Aspetto il prossimo articolo riguardante il caso in cui si hanno minusvalenze pregresse che è il mio caso.
Solo una domanda.
Nel calcolo complessivo del dossier titoli (cioè se è positivo o negativo) devo escludere ETF e fondi?
Grazie
Antonello

Posta un commento