Conviene l’affrancamento fiscale delle rendite finanziarie?

convenienza affrancamento fiscaleNell’ultimo articolo ci siamo lasciati con l’importante domanda: conviene l’affrancamento? In teoria sembrerebbe di sì, visto che tale procedura consente di assoggettare i redditi diversi alla vecchia e minore aliquota di imposta. Ma in realtà bisogna valutare caso per caso.

Vediamolo meglio con due esempi che ho recuperato dal sito di Directa Sim e aggiornato alla corrente situazione. Gli esempi evidenziano due casistiche opposte: 

  1. realizzo di una plusvalenza
  2. o di una minusvalenza con l’affrancamento.

Esempio 1: plusvalenza da affrancamento

La plusvalenza si genera se il valore della somma dei titoli presenti sul dossier  al 30/06/2014 è superiore alla somma dei prezzi di carico.
Nel nostro esempio abbiamo 2.000 azioni con prezzo di carico pari a 10 €, per un valore totale di 20.000 €, e valore al 30 giugno 2014 di 12 euro. Supponiamo di vendere successivamente a 13,5 € per azione.

Affrancamento

Valore ufficiale al 30 giugno 2014 12 €, per un controvalore totale di 24.000 €.
24.000 - 20.000 = 4.000 (plusvalenza) x 20% = 800 € di imposta pagata in anticipo
Nuovo prezzo di carico 12 €.
Vendita a 13,5 € per un totale di 27.000 €.
27.000 - 24.000 = 3.000 x 26% = 780 €
Totale imposta pagata 800 + 780 = 1.580 €

Non Affrancamento

Pagherò la nuova aliquota del 26% su tutti i guadagni indipendentemente da quando sono maturati:
27.000 - 20.000 = 7.000 x 26%= imposta pagata 1.820 € (quindi molto di più che nel caso di affrancamento).


Esempio 2: minusvalenza da affrancamento

La minusvalenza si ha se al momento del possibile affrancamento (30 giugno 2014) il valore dei titoli è inferiore al prezzo di carico (acquisto).
Si detengono 2.000 azioni con prezzo di carico di 10 €, per un valore totale di 20.000 €, e valore al 30 giugno 2014 di 9 euro. Tali azioni saranno in seguito vendute supponiamo a 10,5 € per azione.

Affrancamento

Valore ufficiale al 30 giugno 2014 di 9 €, per un controvalore totale di 18.000 €.
18.000 - 20.000 = - 2000 € di minusvalenza
Nuovo prezzo di carico 9 €.

La minusvalenza generata con la vecchia aliquota va ricalcolata sulla nuova per cui:
Riporto minusvalenza 2000 x 76,92% = 1.538 €
(il 76,92% è il rapporto fra 20 e 26, vale a dire vecchia e nuova aliquota)

Vendo poi a 10,5 € per un totale di 21.000 €.
21.000 - 18.000 = 3.000
3.000 x 26% = 780 €
780 - credito d'imposta 400 (pari al 26% della minusvalenza riportata in precedenza) = imposta pagata 380 €

Non Affrancamento

21.000 - 20.000 = 1.000 x 26%= imposta pagata 260 € (quindi meno che con l’affrancamento).


Conclusioni

Dagli esempi si evince quindi come l’affrancamento produca un potenziale risparmio di imposta se si è complessivamente in plusvalenza, viceversa si finisce persino per pagare di più (esempio 2).

Da notare poi che nell’esempio 2, qualora alla vendita il valore fosse cresciuto ma non in maniera tale da tornare al valore di carico iniziale, si finirebbe complessivamente con il pagare un’imposta senza avere in realtà conseguito alcun profitto.

Per cui possiamo semplicemente dire che se il dossier titoli è complessivamente in:
  • plusvalenza: affrancamento sì
  • minusvalenza: affrancamento no.
Questa la regola base, ma ci sono due altri fattori che devi prendere in considerazione:
  1. la presenza di minusvalenze pregresse
  2. la valutazione sul prezzo dei titoli al momento dell’effettiva vendita o rimborso
Vedremo meglio questi due casi nel successivo articolo. Iscriviti alla newsletter (inserisci email più sotto) per rimanere informato.

ps. ti ricordo che sono esclusi dall’affrancamento, e quindi dai calcoli sulla convenienza, i titoli di Stato e, in generale tutti quelli per cui viene mantenuta l’aliquota al 12,5 %. Inoltre vanno esclusi anche i fondi comuni e gli Etf che subiranno una procedura di affrancamento automatico. L’affrancamento si fa in sintesi solo su azioni e su obbligazioni societarie (incluse le bancarie).

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4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao, una domanda: sei certo al 100% che gli ETF possano essere assimilati ai fondi (e quindi siano soggetti ad affrancamento automatico)?
Ho chiesto a più persone competenti questa cosa e ho sempre avuto risposte diverse...

Luca di Banca del Risparmio ha detto...

certo al 100% no, infatti anche il Sole 24 Ore non lo è (in un articolo indicava che verosimilmente questa procedura dovrebbe riguardare anche gli ETF).
Di fatto gli ETF sono fondi, inoltre ora seguono le stesse regole di tassazione dei fondi di investimento.
Comunque se ci sono novità sull'argomento lo riporterò

Anonimo ha detto...

Ciao, grazie per la risposta
Volevo chiederti ancora una cosa sui titoli di stato ed assimilati
Oltre ai classici Bei, birs ecc che vedo sempre essere trattati come assimilati, secondo te rientrano in questa categoria anche titoli emessi da altri paesi europei (es. francia, Uk, ecc)?

E invece titoli di stato di paesi extra-europei (ad es mi interesserebbe capire l'argentina nel mio caso...)?

EMILIO FANETTI ha detto...

Ho un azione per esempio acquistata a 10 al 30 giugno vale 12 ,chiedo l'affrancamento, poi dopo un anno ,per necessità' , la vendo a 8,ho pagato tasse su 2 è realizzato una minusvalenze di 4 giusto?

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