Le obbligazioni in valuta estera–caso IMI rubli e dollari australiani

Recentemente Banca Imi ha collocato due nuove obbligazioni in valuta straniera, per la precisione:

  1. Banca Imi tasso fisso dollaro australiano 6,4 % (Isin IT0004938269) durata 5 anni
  2. Imi tasso fisso rublo russo 8,3 % (Isin IT0004938129) durata 3 anni
obbligazioni imi dollaro australiano rublo russo

Le due obbligazioni sono state molto pubblicizzate sia sui giornali che su Internet. Il rendimento, messo ben in evidenza, è sicuramente allettante, almeno sulla carta. Ma vale la pena per un piccolo risparmiatore sottoscriverle?

I rischi delle obbligazioni in valuta

Quando si parla di investimenti uno degli elementi che va sempre valutato è il rischio. La regola base è che a maggior rendimento corrisponde in genere maggior rischio.
In ambito finanziario esistono varie tipologie di rischio. Quando acquisti un’obbligazione sostanzialmente dai credito a chi l’ha emessa. Se acquisti un BTP per esempio hai un credito nei confronti dello Stato Italiano.

Il principale rischio è quindi il rischio emittente legato alle capacità di quest’ultimo di onorare (rimborsare) i suoi debiti. Non devi pensare a questo rischio solo in termini assoluti, vale a dire il fallimento dell’emittente che non rimborsa in toto o in parte i suoi debiti. Questo rischio influenza, a prescindere dall’evento estremo del fallimento, il valore del titolo. Lo avrai notato negli ultimi anni quando il maggior rischio Italia ha fatto salire i tassi di interesse dei Btp e di conseguenza ha ridotto il valore dei Btp già sul mercato.

In sostanza se il mercato ritiene che una società sia diventata meno solida e affidabile, richiederà un maggior ritorno sul capitale per finanziarla, con conseguente svalutazione dei titoli già presenti sul mercato che offrono il vecchio e minore rendimento.

Altra importante tipologia di rischio è quello legato al corso dei tassi di interesse. In linea generale quando i tassi di mercato crescono, le obbligazioni a tasso fisso ne risentono negativamente (calo dei prezzi).
Ci sono poi altri rischi legati al paese dell’emittente, al mercato o alla politica.

Il rischio cambio

Nel caso di titoli in valuta estera si aggiunge il rischio cambio. Se acquisto un’obbligazione denominata in una valuta diversa dall’euro, mi sottopongo al rischio cambio. Sia gli interessi sia il rimborso del capitale a scadenza avverrà infatti in valuta straniera, ad un valore di conversione rispetto all’euro non prevedibile a priori.

obbligazione-rubli-russiIl ritorno del mio investimento potrà quindi essere maggiore del previsto (se la valuta estera si rivaluta nei confronti dell’euro) ma potrà anche essere minore in caso contrario.  Le fluttuazioni delle valute possono essere molto ampie (vedi il grafico del cambio euro-rublo) e tali da portare il ritorno complessivo dell’investimento anche in area negativa (in caso di perdita su cambio maggiore degli interessi netti).

Gli  investitori istituzionali si possono coprire dal rischio cambio. Per il piccolo investitore è più difficile, sia per una questione di costi ma soprattutto di conoscenze. Chi investe deve essere quindi non solo consapevole del rischio, ma in grado di fronteggiarlo.

Pochi mese fa sempre Banca Imi aveva collocato delle obbligazioni in lire turche, titolo che successivamente si è deprezzato sia a causa della svalutazione della valuta turca sia a causa del maggior rischio Turchia.  Negli ultimi 3 mesi il rublo ha perso quasi il 7 %  e la valuta australiana quasi il 13 %.  Sono due Stati la cui economia dipende molto dalle materie prime

Queste fluttuazioni delle valute rendono evidente come tali obbligazioni siano titoli più adatti ad investitori di breve periodo, propensi al rischio e che seguono costantemente il mercato. Sono meno idonee viceversa ad un investitore prudente e cassettista.

Vero che anche le quotazioni di un Btp possono essere volatili. Ma il cassettista sa che portandolo a scadenza il titolo (salvo eventi eccezionali) riceverà il capitale e le varie cedole periodiche. Queste obbligazioni invece possono rimborsare anche un capitale in euro inferiore a quanto investito inizialmente.
E’ importante quindi essere consapevoli che il maggior rendimento atteso di questi titoli è collegato al maggior rischio.

Diversificazione del portafoglio

In genere si sottoscrivono questi titoli non solo per avvantaggiarsi dei maggiori tassi di interesse proposti ma anche per diversificare il portafoglio.

Ho sempre ricordato come sia giusto diversificare  gli investimenti (evitando però di moltiplicare costi e tasse). Alcune teorie sull’asset allocation (quella che rappresenta il portafoglio come una torta divisa in varie fette che rappresentano le diverse tipologie di investimento)sconsigliano le obbligazioni in valuta estera, in quanto il rischio cambio andrebbe limitato solo alla quota azionaria.

Non è il caso di entrare troppo in dettaglio di queste teorie. Si può comunque dedicare una parte del proprio portafoglio alle obbligazioni in valuta estera,  ma con l’accortezza di diversificare e puntare principalmente alle valute più forti e scambiate (dollaro americano su tutte).  Il piccolo risparmiatore dovrebbe quindi approcciarle al massimo con una piccola quota del portafoglio detenuta tramite fondi o ETF.

Lascia quindi agli investitori esperti e agli speculatori il cercare di ottenere alti guadagni, e ricorda sempre che il motivo per cui investi è salvaguardare i tuoi risparmi mantenendone il potere d’acquisto.

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2 commenti:

carlodv72 ha detto...

Buongiorno,
nel caso di obbligazioni in valuta le banche applicano anche le commissioni di cambio?

BdR ha detto...

Sì, implicitamente o esplicitamente.
Se vai in banca vedrai che per ogni valuta c'è un duplice cambio. Uno è quello a cui la banca acquista la valuta straniera, uno è quello a cui la vende. Ovviamente fra i due prezzi c'è una differenza (spread). Se il cambio ufficiale per esempio è 10, la banca compra a 9,9 e vende a 10,1. Questa è una commissione implicita più o meno ampia in base allo spread che paghi sia quando acquisti il titolo sia quando incassi cedole e rimborso.

Alcune banche applicano anche una commissione di cambio.

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