I fondi di investimento italiano non arricchiscono chi ci investe

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Ti ho parlato spesso degli eccessivi costi dei fondi di investimento in Italia. Costi non compensati dalla qualità del servizio e soprattutto dai risultati. Ogni anno una ricerca di Mediobanca illustra come la maggioranza delle gestioni dei fondi italiani non batta il relativo benchmark di riferimento. In sintesi: non batte il mercato in cui investe. Un paradosso visto che si paga un gestore per fare meglio della media. E a maggior ragione se consideriamo che i fondi venduti in Italia sono tra i più costosi nei paesi occidentali.


Nonostante questo i fondi in Italia incontrano sempre più il favore dei risparmiatori. Ogni mese si susseguono le notizie di nuova raccolta netta da parte delle società di gestione. Come è possibile?


E' purtroppo il segno di come il mercato lo facciano in realtà i venditori e non gli acquirenti. E' infatti facile capire come la crescita del risparmio gestito degli ultimi anni sia dovuta anzitutto alla spinta delle banche e delle Sim, a caccia di commissioni in virtù dei bassi tassi di interesse e della liquidità fornita dalla BCE che non rendono più competitive e interessanti le classiche obbligazioni bancarie.


La ricerca della Consob sui costi dei fondi


Un recente Discussion paper della Consob, pubblicato a gennaio, ha preso in considerazione i costi dei fondi di diritto italiano nel periodo che va dal 2012 al 2016 e ha mostrato come una quota molto elevata delle commssioni vada a remunerare l’attività distributiva. Addirittura circa il 70% delle commissioni riconosciute alle società di gestione del risparmio è assorbito dai costi di distribuzione.

Che significa? Che su 100 euro che paghi, ben 70 finiscono a chi ti vende il prodotto e solo 30 a chi lo gestisce. Capirai bene quindi perché le banche (distributrici) sono interessate a piazzarlo e su come tu stai pagando in realtà non per il servizio che ricevi e che più ti deve interessare (la gestione del patrimonio) ma per quello di vendita. Immagina di acquistare un auto da 100.000 euro e scoprire che 70 finiscono al concessionario e 30 al produttore. Puoi ben capire che qualcosa non va, stai pagano molto più del valore dell'auto che per forza di cose deve essere inferiore a 30 (per garantire il profitto del produttore).

Quanto costano i fondi di investimento in Italia

Morningstar ha pubblicato una serie di ben 4 articoli con il significativo titolo "Quanto costano i fondi in Italia".

Potresti pensare che il costo sia un elemento secondario nella scelta del fondo di investimento. Ed in effetti siamo abituati a misurare il prezzo in base al valore, per cui è normale pagare di più per un prodotto o servizio migliore. Il problema è: come valutare se il servizio è migliore? Di fatto, visti i risultati medi, non sembra visto che i fondi italiani mediamente sono sotto benchmark.

La stessa ricerca di Morningstar spiega bene come:
L’elemento del costo è uno dei primi che un investitore deve prendere in considerazione quando pensa all’allocazione dei suoi soldi. Diversi studi di Morningstar, ad esempio, hanno dimostrato l’importanza di questa voce nel determinare la capacità di un fondo di produrre performance superiori a lungo.

Già l'analisi di Mediobanca aveva dimostrato che i fondi venduti in Italia presentano un costo, calcolato con l'indicatore Ter (Total expense ratio), molto più alto di quello dei fondi venduti in Usa e generalmente maggiore che negli altri paesi europei.

Lo studio di Morningstar si basa invece sul nuovo indicatore di costo che, con la Ucits IV,
ha sostituito il Ter  nelle documentazioni ufficiali sui fondi. E' un indicatore che calcola la percentuale di costo sul patrimonio medio del fondo e include, oltre alle commissioni di gestione, anche le spese di revisione, di pubblicazione del valore della quota, il compenso per la banca depositaria, le spese legali e giudiziarie e il contributo di vigilanza. Sono escluse le fee di intermediazione che i gestori sostengono per le transazioni sui titoli, gli oneri di ingresso e uscita a carico del risparmiatore, quelli fiscali e le eventuali performance fee. Le spese correnti (in inglese Ongoing charges) sono reperibili nel documento informativo chiave per gli investitori e sul sito Morningstar.


Lo studio analizza in dettaglio i costi dei fondi, distinguendo fra i costi di gestione (ossia i costi che gravano sul patrimonio del fondo, quali le commissioni di gestione e di performance) e i costi di ingresso e uscita, che invece gravano sul sottoscrittore.
Si evidenzia come i costi siano rimasti complessivamente stabili (il che è comunque negativo considerando che nel mondo, sotto la pressione di Etf e fondi indicizzati passivi, anche i fondi attivi sono stati costretti a tagliare le commissioni) ma il peso sugli utili prodotti sia cresciuto notevolmente, passando dal 16 al 51%. 
Addirittura nel 2016, per alcune categorie di fondi, i costi di gestione sono risultati superiori all’utile e il rendimento dei fondi è stato quindi negativo (in particolare per i fondi alternativi e per quelli monetari).

Nell'analisi di Morningstar trovi una lunga serie di tabelle con il dettaglio dei costi.


Ci sono certo dei buoni fondi di investimento. Il primo problema è che in banca ti propongono solo i loro per cui non è facile avervi accesso. Per poter accedere a fondi non della casa, devi operare tramite un consulente oppure tramite un conto online che offre fondi o un servizio come Fundstore e FondiOnline.

Ma soprattutto poche persone sono in grado di selezionare i fondi. E giustamente. Non si può certo pensare che tutti abbiano competenze ma anche tempo di analizzare le decine di offerte sulla piazza.
Non è però una buona scusa per seguire ciecamente i consigli forniti allo sportello. Non  un caso se i costi negli Stati Uniti sono più bassi, lo sono grazie ai tanti investitori americani che si sono rivolti ai fondi indicizzati, generando quindi concorrenza per i fondi attivi.

Per tale motivo consiglio sempre gli ETF, i fondi passivi che replicano il mercato, che hanno costi ben inferiori e che, numeri alla mano, hanno costantemente fatto meglio in media dei fondi proposti in banca o da molti promotori.
Ci guadagnerai tu e alla lunga ci guadagnerà il paese, che avrà un mercato competitivo come quelli degli Stati Uniti e di altri paesi europei.

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4 commenti:

giulio ha detto...

Ciao Luca
Che ci dici dei fondi proposti dalla società AcomeA?
Grazie
Giulio

desider ha detto...

Ciao Luca, a scegliere con accortezza come vedi i fondi in catalogo su Onlinesim o Fondionline, alla fine si pagano solo le commissioni di gestione.
Grazie ancora

Luca di Banca del Risparmio ha detto...

Giulio, solitamente non dò pareri su singole società perché sarebbe lungo e andrebbero fatti tutti i distinguo e le premesse del caso. In linea generale AcomeA è innovativa (Gimme5) ma nel rapporto rendimento/rischio non è tra quelli che consiglio. Unica alternativa, se proprio si vuole usare un fondo, sono i Pir che offrono i vantaggi fiscali dello strumento accompagnato da un costo ridotto rispetto alla concorrenza

Luca di Banca del Risparmio ha detto...

Desiré, se uno sa il fatto suo, vanno bene anche i fondi. Ovviamente si devono saltare i costosi intermediari(che come visto si prendono la fetta più grossa dei costi) per cui è perfetto operare con le società che indichi.

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