Altri aumenti in banca – come difendersi

Aumenti-in-banca Le semestrali delle banche non sono state sicuramente positive, anche se occorre ricordare come in Italia solo le banche possono permettersi di fare comunque utili nei loro anni peggiori.

Di fronte a questi risultati sotto le attese, dovuti soprattutto al mancato e auspicato rialzo dei tassi di interesse, le banche non possono che cercare denaro dove lo hanno sempre trovato: fra i risparmiatori.

Non sorprende quindi che molte banche, subito dopo la pubblicazione delle semestrali (fine agosto) abbiano avviato una serie di rincari sui principali servizi bancari.

Elenco degli aumenti dei costi in banca

Come documentato anche dal Corriere della Sera, si va dall’aumento del semplice bonifico (MPS) o del prelievo Bancomat (UBI)  all’introduzione di nuovi balzelli sulla domiciliazione delle utenze (UBI), sui bonifici online (MPS), sulla “rata finanziamenti per acquisti” (MPS e BPM). Ma altre banche, non monitorate dal Corriere, hanno introdotto aumenti e nuovi balzelli.

Dove la differenza si fa proprio sentire è sui tassi di interesse. Ormai il tasso di interesse medio sul conto corrente è dello 0,04% se a favore del cliente e può arrivare fino al 14,58% se a sfavore contro il 13,91% di maggio (si tratta del tasso sullo scoperto, cioè in assenza di fido).

La ricerca è impietosa, tra i maggiori Gruppi Bancari hanno effettuato ultimamente aumenti Mps, BPM e UBI, mentre Unicredit aveva già provveduto in primavera (sarà per questa capacità di anticipare i tempi che Profumo era considerato un banchiere modello?).

La difesa delle banche

Le banche si giustificano sostenendo che:
  1. avevano i listini fermi da anni (peccato che non ce ne siamo accorti);
  2. dovevano recuperare i costi per la Psd (direttiva europea che ha uniformato i pagamenti a livello comunitario) e l’introduzione dell’Isc sui conti (iniziativa dell’ABI, Associazione Bancaria Italiana, che dovrebbe consentire di confrontare i costi dei conti correnti) .
Quest’ultima motivazione ha del paradossale: iniziative nate per uniformare le condizioni e aumentare la trasparenza, si trasformano in scusanti per aumentare i costi al cliente.

La realtà è che la struttura attuale dei costi delle banche non è più sostenibile. I grandi banchieri italiani si sono fatti la guerra per acquisire filiali che oggi risultano in eccesso e oggi con ritardo, spingono l’utilizzo dei nuovi canali (ma intanto devono pagare e sostenere i vecchi).  Non parliamo poi della gestione del credito con notevoli finanziamenti concessi a immobiliaristi (Zunino, Coppola, Ricucci…) e finanzieri (Zalesky).

La risposta è una sola: cambiare e scegliere quelle banche che, con una struttura leggera non fanno pesare sul cliente la loro inefficienza. Ovviamente mi riferisco alle banche online, su cui ho scritto varie recensioni che puoi trovare su banca del risparmio (leggi la sezione conti online su questo blog, i link li trovi sulla prima colonna a destra).

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