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06/10/26

Certificati Intesa Sanpaolo ottobre 2026 convengono?

I certificati Intesa Sanpaolo di ottobre 2026 sono otto nuove emissioni proposte dalla banca con una durata compresa tra 3 e 7 anni.

La caratteristica più evidente dell'offerta di questo mese è il ritorno del prezzo nominale di 100 euro per Certificate, contro i precedenti 1.000 euro. Un cambiamento che rende apparentemente più accessibile la sottoscrizione, ma che non deve far dimenticare un aspetto molto più importante: quanto costa realmente il prodotto?

 

Sei degli otto Certificates offrono una protezione totale del capitale a scadenza, mentre due prevedono una protezione condizionata, con barriera rispettivamente al 55% e al 60% del valore iniziale del sottostante.

In questo articolo analizziamo le nuove emissioni, ma soprattutto cerchiamo di capire cosa c'è dietro il rendimento promesso e quali costi sostiene realmente l'investitore.

 

Certificati Intesa Sanpaolo ottobre 2026: le otto nuove emissioni

La nuova offerta è composta da:

  • 5 Certificates Digital, di cui uno Digital All Up;
  • 1 Equity Protection Performance;
  • 1 Cash Collect Plus con effetto memoria;
  • 1 Bonus Cap Plus.

Sei prodotti hanno protezione integrale del capitale a scadenza, mentre due hanno una protezione condizionata.

Le otto emissioni sono denominate in euro e hanno scadenze comprese tra il 2029 e il 2033.

 

La novità: il Certificate costa 100 euro

Una delle novità dell'offerta di ottobre 2026 è la riduzione del prezzo di emissione da 1.000 a 100 euro per singolo Certificate.

Da un punto di vista commerciale è una modifica interessante perché abbassa notevolmente la soglia psicologica di ingresso.

Ma attenzione a non confondere prezzo unitario basso con investimento poco costoso.

Un Certificate da 100 euro può incorporare esattamente gli stessi meccanismi finanziari e gli stessi costi percentuali di uno strumento da 1.000 euro.

In altre parole, il fatto che il Certificate costi 100 euro non significa che sia economico.

La domanda corretta rimane sempre: quanto sto pagando per la struttura finanziaria che c'è dentro questo Certificate?

 

Le nuove emissioni in dettaglio

1. Digital Premium su Euribor 3 mesi

Il primo Certificate è legato al tasso Euribor 3 mesi e ha una durata di 3 anni, con scadenza il 30 ottobre 2029.

La protezione del capitale è del 100% a scadenza.

Ogni anno il Certificate paga un importo legato al livello dell'Euribor:

  • Euribor superiore al -1% e fino al 3,50%: premio pari a Euribor 3 mesi + 1%;
  • Euribor superiore al 3,50%: premio pari al 2,25%;
  • Euribor inferiore al -1%: nessun premio.

Il capitale nominale viene rimborsato integralmente alla scadenza, indipendentemente dall'andamento dell'Euribor, secondo le condizioni del prodotto.

Il Certificate presenta però una particolarità importante per l'investitore: la documentazione indica un costo di distribuzione dello 0,60% upfront (commissione pagata una tantum alla sottoscrizione) più uno 0,10% running (commissione pagata annualmente). 

 

2. Digital Corridor su Euribor 3 mesi con premi crescenti

Il secondo prodotto è nuovamente legato all'Euribor 3 mesi, ma ha una durata più lunga: 5 anni, con scadenza 30 ottobre 2031.

Anche in questo caso la protezione del capitale è del 100% a scadenza.

Il premio annuo, con effetto memoria, è:

  • 5,60 euro nel primo e secondo anno;
  • 5,80 euro nel terzo e quarto anno;
  • 6,40 euro nel quinto anno.

I premi vengono riconosciuti se l'Euribor 3 mesi si trova nell'intervallo compreso tra 2,30% e 3,40%.

La protezione del capitale a scadenza è del 100%, ma il costo di distribuzione indicato nella documentazione sale all'1,70% upfront, cui si aggiunge lo 0,10% running.

È un esempio interessante di quanto sia importante non guardare soltanto il premio indicato nella pubblicità.

 

3. Digital All Up su EURO STOXX 50 e FTSE MIB

Il terzo Certificate è collegato contemporaneamente a due importanti indici azionari:

  • EURO STOXX 50;
  • FTSE MIB.

Ha una durata di 5 anni e protegge il 100% del capitale a scadenza.

Il premio annuo è di 5,83 euro se entrambi gli indici si trovano almeno al 100% del rispettivo valore iniziale.

È quindi necessario che la condizione prevista dal prodotto venga rispettata per entrambi i sottostanti.

Il costo di distribuzione indicato nella tabella è pari al 2% upfront, oltre allo 0,10% running.

Questo è già un dato che dovrebbe far riflettere chi considera i Certificates semplicemente come strumenti “a capitale protetto”.

 

4. Digital Standard su un paniere di cinque azioni

Il quarto prodotto è collegato a un paniere equiponderato formato da:

  • Banco Bilbao Vizcaya Argentaria;
  • Schneider Electric;
  • Ferrari;
  • Siemens Energy;
  • Eni.

La durata è di 5 anni e la protezione del capitale è del 100% a scadenza.

Il Certificate paga 6,05 euro all'anno se il valore del sottostante rispetta la condizione prevista, cioè se si trova almeno al 100% del valore di riferimento iniziale.

Il costo di distribuzione è indicato in 2% upfront, più 0,10% running. 

 

5. Digital Standard con memoria su indice BTP 10 anni

Il quinto Certificate non è legato direttamente a un'obbligazione, ma all'Indice Solactive Rendimento annuale BTP 10 anni.

La scadenza è il 29 ottobre 2032, quindi la durata è di circa 6 anni.

Il premio è pari a 4,85 euro e viene riconosciuto in presenza delle condizioni previste dall'indice:

  • nei primi due anni, se il valore del sottostante è ≤ 6%;
  • negli anni successivi, se il valore è ≤ 4,80%;
  • con effetto memoria a scadenza secondo le condizioni del prodotto.

Anche qui il capitale è protetto al 100% a scadenza.

La commissione di distribuzione indicata è pari all'1,90% upfront, più 0,10% running. 

 

6. Equity Protection Performance sulle terre rare e risorse strategiche

Il sesto Certificate è probabilmente quello con la struttura più particolare dell'offerta.

Il sottostante è l'indice EURO iSTOXX 50 Terre Rare Uranio e Risorse Strategiche Tilted NR Decrement 5%.

La durata è di 7 anni, con scadenza il 31 ottobre 2033, e la protezione del capitale è del 100% a scadenza.

Il premio dipende dalla performance dell'indice secondo una formula che prevede una partecipazione pari a 2 volte la performance, con un meccanismo che può portare il premio ad azzerarsi in caso di performance negativa pari o superiore al 50%.

Il capitale, invece, resta protetto a scadenza secondo le condizioni del Certificate.

Il costo di distribuzione indicato nella tabella è il più elevato tra gli otto prodotti: 2,30% upfront, oltre allo 0,10% running. 

 

7. Cash Collect Plus su Leonardo

Il settimo Certificate cambia completamente profilo.

È legato all'azione Leonardo, ha durata di 4 anni e non offre una protezione incondizionata del capitale.

La barriera è fissata al 55% del valore iniziale.

Dal primo al 24° mese paga un premio mensile certo di 0,66 euro. Dal 25° al 48° mese il premio resta di 0,66 euro, ma entra in gioco il meccanismo previsto dal prodotto e l'effetto memoria.

A scadenza il capitale viene rimborsato integralmente se il valore finale di Leonardo è almeno pari al 55% del valore iniziale.

Se invece la barriera viene violata, viene meno la protezione e l'investitore partecipa alla perdita del sottostante.

La commissione di distribuzione indicata è pari all'1,60% upfront, più 0,10% running.

È quindi molto diverso dai primi sei prodotti: la parola “protezione” non deve essere interpretata come una garanzia assoluta del capitale.

 

8. Bonus Cap Plus su Banco Santander

L'ultimo Certificate è legato all'azione Banco Santander e ha una durata di 4 anni, con scadenza il 30 ottobre 2030.

La barriera è fissata al 60% del valore iniziale.

Il prodotto paga trimestralmente, esclusa la scadenza, un premio certo di 1,56 euro.

A scadenza, se il valore finale dell'azione è almeno pari al 60% del valore iniziale, viene rimborsato il 100% del capitale e viene riconosciuto anche l'ultimo premio previsto.

Se invece il valore finale scende sotto il 60% del valore iniziale, viene meno la protezione e l'investitore partecipa alla perdita dell'azione.

Anche in questo caso la commissione di distribuzione è pari all'1,60% upfront, più 0,10% running.

 

Il punto che mi interessa di più: quanto costano questi Certificates?

È qui che, a mio avviso, bisogna andare oltre la descrizione commerciale dell'offerta.

La documentazione relativa alle otto emissioni indica commissioni di distribuzione che vanno dallo 0,60% al 2,30% upfront, alle quali si aggiunge uno 0,10% running.

Certificate Commissione upfront Running
Euribor 3 mesi – 2029 0,60% 0,10%
Euribor 3 mesi – 2031 1,70% 0,10%
EURO STOXX 50 / FTSE MIB 2,00% 0,10%
Paniere 5 azioni 2,00% 0,10%
Indice BTP 10 anni 1,90% 0,10%
Terre rare, uranio e risorse strategiche 2,30% 0,10%
Leonardo 1,60% 0,10%
Banco Santander 1,60% 0,10%

Questi numeri sono particolarmente importanti perché dimostrano che il costo non è un'astrazione.

Prendiamo per esempio il Certificate sull'indice delle terre rare: la documentazione indica 2,30% di commissione upfront. Su un investimento nominale di 10.000 euro significa un costo di 230 euro, prima ancora di considerare lo 0,10% annuo running e gli altri elementi economici incorporati nel prodotto.

Non significa necessariamente che l'investitore vedrà addebitati 230 euro come una commissione separata sul conto corrente. È proprio questo il punto: una parte dei costi è incorporata nella struttura economica del Certificate.

 

Perché il mercato secondario merita sempre un confronto

Questo è il motivo per cui sono particolarmente prudente quando un Certificate viene proposto durante il periodo di collocamento.

Il problema non è che il Certificate sia necessariamente un cattivo investimento. Il problema è che l'investitore deve sapere quanto sta pagando per la struttura che gli viene proposta.

Un Certificate acquistato in emissione viene normalmente sottoscritto al prezzo stabilito per l'offerta. Una parte dell'economia del prodotto comprende costi di distribuzione e strutturazione.

Sul mercato secondario, invece, il prezzo viene determinato dalle condizioni di mercato e può essere confrontato con il valore dello strumento in quel momento.

Per questo, prima di sottoscrivere una nuova emissione, io farei sempre almeno tre verifiche:

  1. quanto costa il Certificate in collocamento;
  2. quale è il suo valore teorico e quali costi sono incorporati;
  3. quanto viene scambiato sul mercato secondario un prodotto comparabile o, quando possibile, lo stesso Certificate dopo l'emissione.

Non significa che sul mercato secondario si trovi sempre un prezzo migliore. Il prezzo può infatti essere superiore o inferiore a quello di emissione in funzione di sottostante, volatilità, tassi, tempo residuo, rischio dell'emittente e liquidità.

Ma il confronto è fondamentale perché evita di accettare passivamente il prezzo proposto durante il collocamento.

 

Il Certificate da 100 euro è davvero più conveniente?

La risposta è: non necessariamente.

La riduzione del valore nominale da 1.000 a 100 euro è certamente positiva dal punto di vista dell'accessibilità.

Ma se un prodotto incorpora, per esempio, una commissione upfront del 2%, la percentuale resta il 2% indipendentemente dal fatto che il Certificate abbia un nominale di 100 o di 1.000 euro.

Il nuovo prezzo quindi riduce la dimensione minima dell'investimento, ma non necessariamente il costo relativo dell'investimento.

Ed è una distinzione che il piccolo investitore dovrebbe conoscere.

 

Attenzione anche alla durata

Un altro elemento che mi lascia piuttosto prudente è la durata.

Le nuove emissioni arrivano fino a sette anni. Sembra un dettaglio, ma non lo è.

Un Certificate può avere una protezione del capitale del 100% a scadenza e contemporaneamente perdere molto valore se l'investitore è costretto a venderlo dopo uno o due anni.

La protezione è infatti legata alle condizioni previste dal prodotto e alla scadenza. Non equivale a poter uscire in qualsiasi momento al prezzo di acquisto.

Prima di investire bisogna quindi chiedersi non soltanto quanto potrebbe rendere il Certificate, ma anche:

“Sono davvero disposto a tenere questo investimento fino al 2029, 2030, 2031, 2032 o addirittura 2033?”

 

Certificates a capitale protetto e Certificates a barriera: non sono la stessa cosa

Nell'offerta di ottobre questa differenza è particolarmente evidente.

I primi sei Certificates prevedono una protezione del 100% del capitale a scadenza, secondo le condizioni del singolo prodotto.

Leonardo e Banco Santander, invece, hanno una protezione condizionata:

  • Leonardo: barriera al 55%;
  • Banco Santander: barriera al 60%.

In questi ultimi due casi il capitale è protetto soltanto se la condizione prevista viene rispettata.

Se la barriera viene violata, l'investitore può partecipare alle perdite del sottostante.

La differenza è enorme e deve essere compresa prima di confrontare le cedole.

 

La mia opinione sui Certificates Intesa Sanpaolo di ottobre 2026

Questa offerta presenta prodotti molto diversi tra loro e non avrebbe senso bocciarli o promuoverli tutti in blocco.

Alcuni hanno una struttura relativamente semplice, altri sono decisamente più complessi. Alcuni proteggono il capitale a scadenza, altri introducono barriere. Alcuni hanno premi interessanti, ma proprio quei premi sono legati a condizioni che bisogna analizzare attentamente.

Quello che invece considero un elemento da valutare con particolare attenzione sono i costi di distribuzione indicati nella documentazione.

Con percentuali upfront che arrivano al 2,30%, oltre allo 0,10% running, non comprerei mai un Certificate semplicemente perché la banca mi presenta una determinata cedola.

Prima guarderei il costo.

Poi guarderei il sottostante.

Poi la protezione.

Poi la durata.

E solo alla fine guarderei il rendimento potenziale.

È esattamente il contrario di quello che spesso fa l'investitore retail quando vede pubblicizzato un prodotto che promette un premio periodico.

 

Certificate in collocamento o sul mercato secondario?

La mia posizione sui Certificates non è quindi che non vadano mai acquistati in collocamento. Sarebbe una conclusione troppo semplicistica.

Il punto è un altro: non bisogna mai dare per scontato che il prezzo di emissione sia il miglior prezzo possibile.

Il mercato secondario permette di fare un confronto e, in determinate situazioni, può offrire un punto d'ingresso più interessante.

Per questo motivo, prima di sottoscrivere una nuova emissione, cercherei sempre di capire quale sarebbe il prezzo del prodotto una volta negoziabile sul mercato e quanto della differenza tra prezzo di emissione e valore teorico è riconducibile ai costi incorporati.

In definitiva, il Certificate non va giudicato dalla cedola che promette, ma dal rapporto tra rendimento, rischio, durata, protezione e prezzo pagato.

 

Le nuove emissioni dei Certificates Intesa Sanpaolo

Questa è la prima analisi mensile dedicata alle nuove emissioni di Certificates Intesa Sanpaolo.

La aggiornerò periodicamente con le nuove offerte, cercando di fare qualcosa di diverso dal semplice elenco dei prodotti in collocamento: analizzare criticamente condizioni, sottostanti, protezioni e soprattutto costi.

Perché il fatto che un Certificate venga proposto dalla propria banca non significa automaticamente che sia conveniente.

Prima di investire è sempre opportuno leggere il KID, la documentazione d'offerta e le condizioni economiche aggiornate del singolo prodotto.

Per una panoramica generale puoi leggere anche la mia guida ai Certificates Intesa Sanpaolo, dove spiego più nel dettaglio come funzionano i certificati a capitale protetto e quelli a protezione condizionata.

Se invece vuoi capire meglio le alternative, puoi leggere la mia guida completa agli investimenti e la guida agli ETF.

Per approfondire il funzionamento dei Certificates puoi inoltre leggere I certificati di investimento di Giovanni Borsi.

 

Nota: condizioni, prezzi, periodi di collocamento e caratteristiche dei Certificates possono cambiare. Prima di qualsiasi investimento occorre verificare la documentazione ufficiale aggiornata del singolo Certificate.

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