Aumento rendimenti Btp. Convengono ora?

Alcuni lettori mi hanno chiesto consigli in merito ai Btp ed in generale ai titoli di stato italiano. Chi perché ce li ha in portafoglio, chi soprattutto perché visti gli attuali rendimenti sta pensando di acquistarli, magari anche solo in ottica speculativa.

rendimento btp 10 anni



Lo spread, la differenza fra il di rendimento del titolo di stato italiano a 10 anni e l’analogo Bund tedesco di pari scadenza, è arrivato fino a quota 286 punti, per poi stornare leggermente negli ultimi giorni. A differenza che nel 2011, cresce anche il divario con la Spagna: il differenziale tra i Bonos e i BTp ha toccato quota 172 punti. Siamo insomma in una situazione peggiore rispetto al 2011 dove per lo meno condividevamo la crisi dello spread con gli altri paesi cosiddetti Pigs. Il rendimento dei BTp a 10 anni ha registrato forti impennate arrivando a toccare quota 3,2% come non accadeva da maggio 2014.


Sicuramente influisce l'incertezza sui mercati finanziari (dazi commerciali, Turchia, crescita in rallentamento in Europa e Cina). Ma oltre al contesto globale, ci sono fattori di rischio specifici del nostro paese.

I Btp italiani pagano l’incertezza sulle politiche fiscali del nuovo governo ed i timori per la tenuta dei conti pubblici. Questo si lega poi alle prossime scadenze dei giudizi delle società di rating: Fitch (31/8), Moodys (era previsto per il 7/9, ma hanno appena rinviato ad ottobre in modo da inglobare il giudizio sulla finanziaria) per finire con Standard and Poor’s. I giudizi delle società di rating, che già hanno una valutazione negativa sul trend del nostro debito, peseranno notevolmente sulle scelte degli investitori internazionali, ma anche di quelli nazionali.

Investitori esteri che già stanno vendendo Btp, tanto da aver diminuito la loro esposizione di quasi 60 miliardi tra maggio e giugno (trend che, anche se non sono ancora disponibili i dati di Banca d’Italia, è sicuramente continuato a luglio-agosto).

Anche le banche e le assicurazioni italiane devono stare attente ad esporsi troppo sui titoli di stato italiani, perché rischiano perdite in bilancio (come noto, l'aumento dei tassi determina un calo dei prezzi). Per esempio la più grande e solida banca italiana, Intesa Sanpaolo, ha annunciato con l'ultima semestrale che l'aumento dello spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi ha eroso il capitale di prima qualità (Core Tier 1) di 35 punti base. Generali ha registrato un abbattimento del patrimonio di 1,33 miliardi di euro per lo stesso motivo.

E nel frattempo sta venendo meno l’intervento della Bce che da settembre dimezzerà gli acquisti di titoli europei, dando fine al Quantitative Easing a gennaio.

Conviene acquistare Btp

Per tutte queste tensioni il rendimento dei Btp è salito negli ultime 2-3 mesi, superando anche il 3% a 10 anni e rendendo effettivamente interessanti questi titoli.

Fino a qualche tempo fa non avrei avuto dubbi sul fatto di sconsigliare i titoli di stato italiani in quanto i ritorni erano troppo bassi rispetto ai rischi (basti pensare che fino a durate di 4- 5 anni si ottenevano rendimenti nulli o negativi). Ora la domanda è: i rendimenti attuali sono frutto di volatilità momentanea che si risolverà a breve o è solo l’inizio di un trend crescente?

Impossibile dare una risposta certa. L’incertezza, come detto, deriva anzitutto da questioni politiche su cui è sempre difficile fare previsioni. Sicuramente tra settembre e ottobre, con l’inizio della discussione sulla legge di Stabilità e i giudizi di società di rating e mercati, la volatilità aumenterà sensibilmente.

Non è detto che si siano toccati i massimi. In un recente sondaggio di BofA Merrill Lynch è stata posta a un campione di banche d’affari e gestori obbligazionari la domanda "A quale livello di spread comprereste BTp?". Il 27% ha indicato un livello di 300 punti (ora balliamo tra 260-280), l’11% 350 punti, il 14% 400 punti e ben il 20% ha dichiarato di non avere intenzione di comprare titoli italiani perché troppo volatili.

Le aspettative di rialzo e volatilità sono quindi molto forti, come confermano recenti articoli su Bloomberg e Wall Strett Journal, ma anche dichiarazioni rilasciate da importanti esponenti dell’attuale governo.

Al di là del rischio politico, ci si dimentica che la situazione del nostro paese negli ultimi anni è peggiorata (già da mesi infatti Portogallo e Spagna ci hanno superato a livello di spread). La nostra crescita rimane costantemente inferiore a quella europea, ma con un gap aumentato rispetto al passato (ora siamo quasi un punto percentuale sotto la media europea, nel 2011 e negli anni precedenti la differenza era di mezzo punto). E nel frattempo il debito pubblico è cresciuto non sfruttando una situazione probabilmente unica come i tassi sotto zero e il basso prezzo del petrolio. A ciò aggiungiamo infine che proprio la politica dei tassi zero sembra star per finire anche in Europa (probabilmente dal 2019, mentre negli Usa è già in corso da mesi il rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed).

L'entrata sui Btp quindi, almeno fino alla presentazione della finanziaria e al pronunciamento delle principali società di rating, andrebbe valutata solo da persone in grado di sostenere i rischi e con un’ottica di breve termine. I tassi attuali sono interessanti per cui vanno monitorati sfruttando eventuali picchi  o decisivi e positivi chiarimenti sulla politica economica.

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