Dividendi azioni 2018 e come investire nelle società ad alto dividendo

Con la primavera arriva anche la stagione dei dividendi a Piazza Affari. Tra aprile e maggio infatti la maggior parte delle azioni stacca il dividendo e quest'anno, sulla base delle comunicazioni ufficiali
pervenute alla Borsa Italiana, ci sarà il pagamento di una maxi cedola che sfiorerà i 20 miliardi di euro con uno yield (rendimento) complessivo vicino al 4%.


Come si vede dalla tabella pubblicata dal Corriere Economia, le più generose sono  quest'anno le società del settore finanza, che hanno superato le utilities (il settore legato a gas ed energia). Svetta
Azimut che, ai prezzi attuali, ha un rendimento persino superiore all'11% grazie al dividendo di 2 euro ( pagato per il 50% in contanti e per il 50% in azioni proprie della società). Seguono Unipol e banca Intesa Sanpaolo.


Quello che stupisce è l'andamento generale del mercato. Complessivamente il rendimento del dividendo delle blue chips (le azioni più importanti, quelle con maggiore capitalizzazione) è pari a 3,5%, il migliore risultato in Europa. Un segno che il nostro mercato è in salute e probabilmente sottovalutato a causa di fattori esterni (politica nazionale e internazionale).

Con i tassi a zero e la difficoltà di trovare investimenti con rendimenti minimi, molti italiani si trovano tra l'incudine di lasciare i soldi sul conto corrente e il martello di lanciarsi nell'investimento azionario. Articoli come quelli del Corriere, tipici della stampa economica, possono trarre in inganno, lasciando credere che il rendimento delle azioni determinato dal dividendo sia assimilabile alla cedola del Btp. Così non è, come ho scritto altre volte su Banca del Risparmio.

Il dividendo

Il dividendo è una parte degli utili societari che viene distribuita ai detentori di azioni, ossia ai soci. Non è però assimilabile ad una cedola obbligazionaria. Lo stacco della cedola non comporta infatti automaticamente un riaggiustamento del prezzo dell'obbligazione.

Invece il giorno dello stacco del dividendo la quotazione del titolo si deprezza di un importo pari all'ammontare del dividendo staccato. Per esempio, se un titolo quotava 10 euro con un dividendo previsto di 1 euro ad azione, il giorno dello stacco il prezzo di apertura del titolo sarà  di 9 euro, che poi si aggiusterà in base ai consueti scambi di mercato.

Breve parentesi per spiegare un concetto. Prima abbiamo indicato i termini dividend yield o rendimento. Questo è il risultato di una formula molto semplice, la divisione fra il dividendo e il prezzo di quotazione dell'azione. Nel nostro esempio precedente sarebbe stato 1/10, quindi un rendimento del 10%.

Investire in azioni ad alto dividendo

Non si deve quindi lasciarsi trarre in inganno dall'alto dividendo. Ma al contempo, questo può essere un primo fattore per valutare la capacità di una società e per selezionare singole azioni in cui investire. Con alcune accortezze.

La domanda da porsi è  "il dividend yield è sostenibile e reale?".

Anzitutto va verificato su quali basi è costruito. Nella tabella iniziale i dividendi sono quelli dichiarati per il 2018 perché ormai siamo vicini alle date di stacco e quindi i valori sono noti. Spesso però possiamo fare affidamento solo sul dividendo passato, che chiaramente non è detto venga mantenuto in futuro.

Allo stesso modo è evidente che i dividendi 2018 non sono assicurati per il 2019. Ci sono molti esempi di società che in passato pagavano alti dividendi e ora non li distribuiscono, come per esempio Saipem o Telecom.
Occorre quindi valutare se il dividendo può essere sostenibile nel tempo e questo si può fare solo analizzando l'andamento degli utili societari e le previsioni per il futuro.

Per esempio il valore del dividend yield potrebbe essere influenzato da operazioni straordinarie che quindi non si ripeteranno in futuro.
Oppure potrebbero essero segno di una società in difficoltà. Analizzando infatti la formula, è evidente che un alto rendimento può essere determinato anche da un deprezzamento del titolo.

Si devono selezionare società che adottano una politica dei dividendi stabile e costante nel corso degli anni senza farsi trarre in inganno da operazioni straordinarie o evidenti forzature con il fine di sostenere le quotazioni in Borsa.

Spesso per un piccolo risparmiatore il modo più pratico per approcciare il settore rimane comunque l'investimento tramite fondi o Etf. Per esempio i due più liquidi (scambiati) sono SPDR S&P Euro Dividend Aristocrats UCITS ETF e iShares EURO Dividend UCITS ETF. Non a caso sono due Etf azionari europei. L'errore tipico degli italiani (ma è un errore che vale per tutti) è quello di soffermarsi solo sulle azioni di casa, mentre le opportunità ormai sono a livello globale e alla portata di tutti.

Resta il fatto che si tratta di investimenti in azioni, quindi rischiosi (ed infatti hanno rendimenti negativi nel primo trimestre 2018) anche se questo tipo di titoli solitamente riesce a proteggere meglio in caso di variazioni negative.

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1 commenti:

desider ha detto...

Ciao Luca, prova vedere questo DE0002635307 Ishares Stoxx europe 600
600 titoli, rendimento da distribuzione 4,24%
sbaglio qualcosa :-)

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