Diamanti in banca e la consulenza dei bancari

Nel precedente articolo ho descritto l'erroneo atteggiamento di molte persone in banca, spiegando come i bancari non siano né esperti di finanza né tanto meno consulenti che fanno l'interesse del cliente.

Ho ricevuto vari apprezzamenti ma anche qualche critica da bancari e promotori. Siccome un esempio vale più di mille parole, riporto la vicenda dei diamanti venduti in banca , di cui tra l'altro avevo discusso tempo fa con Mirko Quaranta, autore della prima guida indipendente (non prodotta da venditori) sull'investimento in diamanti.


I diamanti in banca

Chi mi segue sa che le banche, per compensare la riduzione dei margini da interessi dovuti agli attuali bassi tassi di mercato, stanno cercando di aumentare il margine da commissioni derivante da vari servizi. Si spiega così per esempio l'attuale spinta sui prodotti del gestito (fondi di investimento e polizze vita) che offrono alte remunerazioni e il corrispondente blocco della vendita di obbligazioni bancarie. Rientrano poi in questa politica l'aumento del canone dei conti correnti, delle operazioni allo sportello e online (bonifici, prelievi etc) e di tante altre spese.

Tra le voci che negli ultimi anni hanno gonfiato i bilanci delle banche c'è la vendita di diamanti. Praticamente tutte le banche principali hanno stretto partnership con intermediari terzi al fine di collocare queste pietre allo sportello:
  • DPI – Diamond Private Investment (Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, 50 banche di credito cooperativo, Widiba…);
  • IDB – Intermarket Diamond Business (Unicredit, Banco Popolare, Carige, Banca popolare di Bari);
  • DLB – Diamond Love Bond (Ubi banca).
Questi broker, proprio grazie alla presunta affidabilità che i clienti attribuiscono alle banche, in poco tempo hanno conquistato il 75% del mercato italiano della vendita di diamanti. Un numero sbalorditivo. Si stima che migliaia di risparmiatori abbiano investito in banca un controvalore di oltre un miliardo di  euro. L'investimento medio si colloca in prevalenza fra i 15mila e i 40mila euro per investitore, ma non mancano importi maggiori.


Decine di migliaia di italiani hanno acquistato queste pietre pur non sapendo nulla sull'argomento, dando cieca fiducia alle società che intermediano diamanti da investimento tramite le banche. Nonostante i prezzi di queste pietre fossero palesemente gonfiati rispetto a quelli di mercato. Come si spiega questa assurdità? Proprio con il meccanismo che ho cercato di spiegare nel precedente articolo: molti risparmiatori italiani sono convinti che il bancario sia un esperto e faccia consulenza in suo favore.

Ci sono volute le informazioni della guida di Mirko e soprattutto una puntata di Report per scoperchiare l'evidente anomalia. A febbraio la Consob, in collaborazione con Bankitalia e Antitrust, ha finalmente dato il via alle verifiche, mentre la Procura di Milano sta indagando per truffa e a giugno ha perquisito cinque delle banche che hanno collaborato ai collocamenti.

Le banche anche in questo caso non ne escono bene. Sfruttando l'effetto fiducia da me descritto, hanno piazzato diamanti al doppio del prezzo, portandosi a casa laute commissioni.  Dai dati del Sole 24 Ore la commissione bancaria  media è tra il 10% circa di uno dei maggiori istituti italiani fino al 15-20%. Immaginatevi: compri una pietra del valore medio di 20.000 euro e la banca si intasca automaticamente 2-4.000 euro.  Poi c'è la quota dell'intermediario, le tasse e pure la commissione quando vendi ...

Svelato l'inganno, rimangono  i piccoli investitori  in cerca di vie d’uscita. Alcune banche stanno rimborsando alcuni clienti (circa l'1%), probabilmente i clienti più rilevanti. Per gli altri non resta che ricorrere alle varie associazioni di consumatori che stanno valutando le azioni da intraprendere a seguito delle prossime pronunce dell'Antitrust.


Questo è appunto un caso esemplare di quanto descritto nell'articolo precedente:
  1. i bancari non sono esperti di finanza. Hanno proposto i diamanti ripetendo le parole d'ordine delle circolari interne, senza conoscere nulla del settore;
  2. hanno collocato questi prodotti non perché erano idonei per l'acquirente, ma perché la banca ne spingeva la vendita (e lo si capisce bene visto che le commissioni erano persino più vantaggiose di quelle delle polizze vita).
Questo non vuol dire che ci sia frode, come già spiegato il bancario fa il suo lavoro: vende i prodotti della banca, senza farsi troppe domande (anche perché spesso non sarebbe in grado di trovare le risposte).

Ed è utile sottolineare che c'è spesso un concorso di colpa dei risparmiatori, che si affidano ingenuamente ai bancari come fossero esperti e consulenti. Anche quando il risultato non è disastroso come per i diamanti, investire in qualcosa che non si conosce è sempre pericoloso e non ci si può affidare alle rassicurazioni di chi vende, soprattutto in banca.

ps. se vuoi conoscere come investire in diamanti, non posso che consigliare la guida di Mirko.

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