Fallimento delle banche–cosa c’è da sapere

Qualche settimana fa ho scritto un articolo sul fallimento pilotato di 4 banche italiane : CariChieti, Banca delle Marche, CariFe (Ferrara) e Popolare Etruria.  Sono passate due settimane, ma sembra passato un secolo. Infatti nell’articolo lamentavo anche il silenzio stampa calato sulla vicenda. Silenzio stampa che però non è potuto durare molto di fronte alla numerosità delle persone coinvolte e quindi ai risvolti politici.

Si è passati quindi da un estremo (silenzio assoluto) all’altro, con molta confusione e eccessiva superficialità nelle considerazioni di giornali e politici. Confusione che sta ora generando eccessivo panico tra i risparmiatori portando alla luce gli errori politici e bancari.


Le responsabilità

Siamo un paese in cui nessuno è mai responsabile di nulla, nonostante ci siano molte persone ben stipendiate per fare certi lavori.
E’ quindi anzitutto doveroso richiamare le responsabilità di chi ha causato questo disastro che ha colpito molti risparmiatori e i cui effetti si ripercuotono su tutta l’economia.

I primi responsabili sono ovviamente gli amministratori delle banche coinvolte. E’ un concetto che ho ripetuto più volte: troppe volte si incolpano genericamente le banche o le aziende di fatti o malefatte. Ma questo sembra un modo per spersonalizzare le colpe che invece hanno sempre nomi e cognomi.  Le responsabilità sono sempre personali, le colpe quindi sono solo ed esclusivamente degli amministratori delle banche!

In questo caso non ci troviamo di fronte a semplice negligenza, ma vere e proprie frodi, come ben documentato negli articoli del Sole 24 Ore sui casi Banca Marche e Banca Popolare dell’Etruria. E’ infatti evidente che molti finanziamenti finiti in sofferenza sono stati dati agli stessi amministratori o a persone a loro contigue.

Si può discutere poi anche del fatto che questi amministratori percepiscano stipendi eccessivi per poi di fatto avere minime responsabilità in caso di dissesti come questo. Il tema degli stipendi dei banchieri riguarda comunque tutte le banche italiane (basti pensare alla buonuscita di Profumo), a maggior ragione oggi che le banche sono sostenute di fatto da aiuti tramite i fondi BCE.

Se i primi responsabili sono i banchieri, non si possono sottacere le responsabilità dei dipendenti bancari, o almeno quella parte che si è prestata e si presta a vendere a prescindere qualsiasi cosa ai loro clienti. E’ evidente che molte obbligazioni subordinate, ora azzerate, siano state spinte dalla forza vendita delle banche. D’altronde è una cosa che succede ancora oggi, come ho ben spiegato in recenti articoli. Con la crisi di qualche anno fa, quando le banche avevano bisogno di liquidità, venivano  collocate prevalentemente le loro obbligazioni (di cui molte subordinate). Ora che non hanno più questa esigenza, guarda caso si vendono soprattutto fondi di investimento e polizze vita con alte commissioni. E’ quindi ovvio come le scelte di investimento non siano fatte dagli investitori, ma siano guidate dai bancari.

Responsabile è poi Banca d’Italia che ancora una volta interviene male e soprattutto tardi! Di fronte alla gravità di certi fatti, gli amministratori dovevano essere sostituiti molto prima. Invece la banca centrale si è limitata a semplici multe, come quella ben nota da 144.000 euro comminata al padre della ministra Boschi. Peccato che queste multe siano di fatto totalmente inutili (e infatti i banchieri sono andati avanti tranquillamente ad operare come in precedenza). Nessuno amministratore infatti paga queste sanzioni di tasca sua, in quanto tutti sono coperti da assicurazioni e fondi rischi forniti guarda caso come una sorta di benefit dalla stessa banca. In pratica quindi è la stessa banca che paga le multe per i banchieri che hanno fatto danni!

Non mancano le responsabilità dell’altro organo di vigilanza, la Consob che solo ora ha richiesto alle banche di informare dei rischi di investimento in titoli subordinati. E aggiungiamoci quelle dei burocrati europei che hanno creato un’assurdità come la Mifid che non serve a nulla. La Mifid dovrebbe tutelare gli investitori, di fatto rende loro impossibile informarsi sulla rischiosità degli investimenti sommergendoli di carta inutile. Come ai tempi delle grida manzoniane, le complicazioni rendono la vita facile agli azzeccagarbugli. Quando basterebbero massimo due paginette per descrivere in sintesi il prodotto, i suoi rischi e le possibili alternative di investimento (con confronto dei rendimenti).

In ultimo ci sono evidenti responsabilità politiche. Un decreto del Governo fatto di corsa e che ha raggiunto l’obiettivo opposto generando timori tra i risparmiatori (non a caso le obbligazioni subordinate, anche di banche sicure, hanno perso notevolmente in questi giorni, spinte dalla vendita al meglio dei piccoli investitori). Ho già descritto nel precedente articolo l’illogicità dell’operazione: una svalutazione dell’80% dei finanziamenti incagliati non si è mai vista (e rischia in futuro di rendere più difficile per le banche sane cedere i propri crediti in sofferenza). Così come l’azzeramento delle subordinate senza constatare la possibilità di recupero parziale (che anche il bail in concede).

Si sono poi lasciate le quattro nuove banche completamente esposte visto che era ovvio aspettarsi quel che è accaduto: l’assalto alle filiali dei risparmiatori beffati e la corsa dei clienti alla chiusura dei rapporti (anche se di fatto le banche sono ora sane). Le quattro nuove banche potranno sopravvivere solo con acquisizioni e fusioni, era quindi necessario cercare subito una soluzione in tal senso.

Sono totalmente false e pure demagogiche le tesi con le quali si è cercato di difendere il Decreto   (del resto affermare di aver fatto il meglio possibile e subito dopo emanare un decreto correttivo è una palese contraddizione).

Dichiarare che si sono tutelati tanti correntisti che con il bail in avrebbero perso i loro depositi è una bugia! I correntisti, almeno fino a 100.000 euro di deposito, sono garantiti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Questo vale oggi e varrà anche domani, con il cosiddetto bail in. Praticamente il 99% dei correntisti (inclusi i possessori dei conti deposito) non rischiava e non rischierà nulla (e probabilmente nemmeno quei pochi con oltre 100.000 euro, visto che le autorità di vigilanza nazionale potranno comunque decidere di escludere a priori i conti correnti). E non correvano rischi nemmeno gli obbligazionisti senior (i possessori di obbligazioni ordinarie delle quattro banche) in quanto la normativa che ha recepito il bail in Italia ha stabilito che solo dal 2019 potranno essere coinvolti nel salvataggio delle banche.

Come possono difendersi i risparmiatori

Deve comunque essere chiaro che anche i risparmiatori coinvolti nel crack hanno le loro responsabilità. Una persona adulta è responsabile delle sue azioni, a maggior ragione di come investe i suoi soldi.

Su Banca del Risparmio ho segnalato più volte come sia poco accorto fidarsi ciecamente di ciò che ti consiglia l’impiegato di banca. Perché è evidente che questi faccia il suo interesse e quello della sua azienda. Può piacere o meno ma è così. Inutile lamentarsi dopo: i soldi sono i tuoi, sei solo tu che rischi di perderli e non devi perciò demandare le scelte ad altri.



Parecchi lettori mi hanno scritto in merito ai rischi di alcuni loro investimenti. Non riesco a rispondere a tutti nello specifico, lo farà quindi tramite un articolo sul blog. Questo è già molto lungo, per cui vi rimando a domani per un successivo post sul tema del bail in, fallimenti banche e rischi per gli investitori.

Nel frattempo puoi diffondere questo articolo tramite i social.

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1 commenti:

Anonimo ha detto...

OTTIMO ARTICOLO. SAREBBE DA PUBBLICARE SUI PRINCIPALI QUOTIDIANI, PER FAR CAPIRE COME VERAMENTE STANNO LE COSE.

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