Grecia e Btp. Come investire in obbligazioni

Da mesi si parlava di bolla sul mercato obbligazionario causata dalle varie operazioni di Quantitative Easing delle banche centrali.

I rendimenti dei bond avevano difatti non solo toccato il minimo storico, ma livelli paradossalmente assurdi. I Bund tedeschi offrivano persino rendimenti negativi (e anche i Bot a 3-6 mesi), il Btp decennale rendeva poco più dell’1% lordo.

E’ evidente che questi tassi non erano sostenibili a lungo, il fatto di trovarsi per la prima volta in una situazione simile rendeva difficile prevedere il momento del cambiamento di rotta ma certo che ci sarebbe stato (più o meno repentino).

Il cambiamento è partito negli ultimi due mesi, avviato dai fondi speculativi (un noto gestore di fondi di investimento ha iniziato a puntare contro i bond) e alimentato dall’aumento dell’avversione al rischio. Avversione al rischio che ha trovato alimento nei timori economici (crescita economica lenta) ma soprattutto politici.

La questione greca si trascina infatti da troppo tempo. E oggi si paga l’ottimismo eccessivo che un accordo sarebbe stato trovato. Ora i dubbi sono maggiori, probabile poi che anche un nuovo accordo non sia comunque risolutivo.

A questo c’è da aggiungere il fatto che in autunno si voterà in Spagna, altro paese che, nonostante riforme economiche che hanno dato risultati estremamente positivi (Pil +3%) rischia un risultato politico frammentato e confuso.

Vediamo quindi quali sono stati gli effetti di questo rialzo dei prezzi obbligazionari e le indicazioni per il futuro.

Come varia il prezzo del Btp in base ai tassi

Il Btp a 10 anni rende ora circa il 2,25% lordo contro l’1,12% di poco più di due mesi fa.  Le possibilità di un ulteriore rialzo ci sono, soprattutto in funzione della situazione greca che probabilmente si trascinerà per tutta l’estate.

Riporto di seguito una tabella presa da AdviseOnly che illustra le variazioni dei prezzi di un Btp a fronte della variazione dei tassi di interesse.

variazione tassi btp

In questo caso si ipotizza un aumento dei tassi, ma la tabella può essere letta specularmente. Un aumento di mezzo punto percentuale nei tassi richiesti dal mercato corrisponde ad una riduzione dello 0,90% del prezzo del Btp a 2 anni e 9,50% per quello a 10 anni.

In pratica quindi si vede come il rischio tasso (inteso come perdita sul capitale) aumenti con l’aumentare della durata del titolo (il vero valore da considerare è la duration, che indica la media delle scadenze dei flussi del titolo. Per chi volesse capirne di più su come è calcolata la sensibilità del prezzo di un titolo a tasso fisso rispetto ai tassi di interesse, rimando alla pagina wiki sulla duration).

Come investire

Si capisce quindi come in linea generale il risparmiatore prudente dovrebbe privilegiare in questa fase scadenze e quindi duration brevi. I più prudenti possono rimanere su scadenze di 2-3 anni, optando nel caso per conti deposito o soluzioni assicurative. In ogni caso sono da evitare le scommesse di titoli a lunga scadenza, 10 o persino 30 anni (su cui oggi molti investitori azzardati stanno pagando pegno, o come si dice in gergo "sono rimasti incastrati"). Alternative sono i titoli legati all’inflazione (meglio il Btp Italia) e, per diversificare, si possono anche iniziare a valutare obbligazioni a tasso variabile.

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