Prodotti di investimento sconsigliati in banca

consob tutela risparmioRecentemente la Consob, ente di vigilanza nazionale per la tutela degli investitori e dei mercati mobiliari, ha diramato una comunicazione destinata principalmente alle banche con cui si “sconsiglia” l’offerta al pubblico dei piccoli risparmiatori (investitori retail) di prodotti opachi quali cartolarizzazioni, strumenti convertibili a discrezione dell'emittente, strutturati e credit linked.

Il richiamo della Consob è inizialmente generico facendo riferimento a prodotti che per la loro natura strutturata e complessa, sono di difficile comprensione per i risparmiatori anche se spiegati tramite le consuete norme di trasparenza.


Investimenti sconsigliati

Viene poi fornito anche un elenco (non esaustivo)  di tali prodotti che si richiamano al principio generico di cui sopra:
  • prodotti finanziari derivanti da operazioni di cartolarizzazione di crediti o di altre attività (come Casaforte del Montepaschi)
  • prodotti finanziari per i quali, al verificarsi di determinate condizioni o su iniziativa dell'emittente, sia prevista la conversione in azione o la decurtazione del valore nominale (come il convertibile con cui la banca Popolare di Vicenza è riuscita appena prima degli stress test della Bce a ripianare il deficit patrimoniale, o il tristemente noto convertendo 2009-2013 della Banca Popolare di Milano che venne multata ma senza alcun salvataggio per i sottoscrittori del prodotto)
  • prodotti «credit linked», ovvero che rimandano al rischio di credito di un soggetto terzo
  • strumenti derivati “con finalità diverse da quelle di copertura” non quotati
  • titoli strutturati in cui non è certa l'integrale restituzione a scadenza del capitale investito
  • obbligazioni perpetue
  • Oicr “alternative” in cui rientrano i fondi hedge, i fondi di private equity, i fondi immobiliari
Si tratta di una raccomandazione della Consob che, fino all’entrata in vigore della Mifid 2, (probabilmente nel 2017) non potrà vietare la commercializzazione di questi prodotti. Ma le banche dovranno adeguarsi entro il 30 giugno 2015 e nel caso decidano comunque di proporre questi prodotti, lo dovranno fare con decisione assunta dai vertici aziendali informando poi il cliente e la stessa Consob sul fatto che tale prodotto sia ritenuto dalla Commissione inadeguato. In sostanza quindi se non ci si adegua ci si mette sotto i riflettori dell’Organo di Vigilanza.

Altri punti che la Consob mette sotto osservazione sono i conflitti di interessi (il sistema per cui le banche tendono a proporre fondi e polizze della casa facendo magari vendere prodotti di raccolta amministrata come azioni e obbligazioni) e l’invito a eliminare incentivi al personale che possano accentuarli.

La Consob quindi interviene sui casi più clamorosi. In ritardo, non solo perché nel frattempo si sono già arrecati dei danni agli investitori (come gli esempi di Mps e Bpm citati sopra) ma anche perché già nel maggio 2011 il presidente della Consob Vegas aveva esplicitato la volontà di bandire tali prodotti.

Si tratta di un intervento comunque positivo e efficace (anche se non obbligatorio per questioni normative) anche perché estendibile ad altri casi di prodotti che per la loro opacità non consentono ai risparmiatori di valutarne i costi ed i rischi. Da notare però come, anche rispetto all’intervento del 2011, non si faccia cenno a certe strutture delle polizze unit linked, prodotto che nel 2015 verrà sicuramente spinto dalle reti bancarie e finanziarie.

Sia le banche che Bancoposta si stanno attrezzando con nuovi prodotti per aumentare i ricavi da commissioni.  Ora che i tassi di interesse sui prodotti tradizionali acquistati dai piccoli risparmiatori (titoli di Stato, buoni postali, conti deposito) sono bassi, iniziano quindi a proporre alternative con potenziali ricavi superiori ma con rischi non sempre chiari e evidenti. Occhio quindi ad evitare sempre ciò che non sei in grado di capire, al di là delle raccomandazioni e promesse di chi lo propone.

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