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22/02/15

Costi del Pos per professionisti–un favore alle banche?

costi posLa scorsa settimana è apparsa la notizia di una nuova possibile e strana tassa: un'imposta sui versamenti in contanti presso gli sportelli bancari. La motivazione di questo nuovo balzello, poi comunque ritirato, era la solita scusa della lotta al "nero". Strano modo di farlo, ossia tassando coloro che versavano in banca cifre superiori ai 200 euro.

Perché strano? Perché i versamenti bancari sono tracciati, per cui chi evade (almeno cifre significative) non va certo a farsi scoprire depositando in banca. Per di più oggi che il Fisco, grazie all'anagrafe dei rapporti bancari, può sapere per ogni conto corrente e intestatario l'ammontare annuo di questo tipo di movimenti.
Semmai magari andrebbero incentivate e non scoraggiate tali operazioni, in modo da poter poi chiedere a chi versa somme eccessive in contanti, rispetto al reddito dichiarato, la provenienza di tali somme. Questo provvedimento aveva quindi altre reali motivazioni. E in effetti mi ha spontaneamente portato a collegarlo ad un provvedimento di alcuni mesi fa. Mi riferisco all’obbligo imposto a professionisti, aziende ed esercenti di munirsi del Pos per pagamenti superiori ai 30 euro.

Lo scorso 30 giugno 2014 infatti è entrato in vigore il  Dl 179/2012 che impone l’obbligo per commercianti, artigiani, studi professionali, aziende ed esercenti, di dotarsi di Pos telematico per consentire, qualora i clienti lo richiedessero, pagamenti con carta oltre la soglia dei 30 euro.

In realtà il dl 179/2012 non costringe gli studi professionali a dotarsi dell’apparecchiatura di pagamento elettronico, non sono infatti previste sanzioni per la mancata installazione. Ma dà la facoltà ai clienti di poter pagare con il bancomat o carte di credito importi superiori ai 30 euro. In caso di mancanza di Pos, il cliente può non pagare subito in quanto si viene a creare una sorta di mora del creditore: il suo credito rimane ma finché non ha il Pos il cliente può non pagare.

Lo scopo del Decreto è quello di ridurre l’uso del contante e quindi contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale.  Le associazioni dei professionisti hanno ribattuto che questo obbligo è inutile allo scopo e aumenta solo i costi per gli esercenti, a tutto vantaggio delle banche.

La mia opinione

Francamente ritengo il provvedimento, per lo scopo che vuole avere, inutile e discutibile.  Si sa che spesso certe transazioni vengono fatte in nero senza fattura (o senza fatturare tutto). In questi casi però c’è un accordo acquirente – venditore, per cui entrambi hanno un vantaggio a danno della collettività. Il primo ottiene uno sconto, di solito pari all’Iva (che dovrebbe pagare, quindi è importante sottolineare che in tal caso anche chi acquista evade le tasse). Il secondo ottiene un reddito pulito che non sarà tassato.

Il pagamento a fronte di questo accordo è ovviamente sempre fatto in contanti, in modo da non lasciare traccia. E’ quindi evidente che in questi casi nessuno chiederà di pagare con carta di credito o bancomat.

Lo stesso dicasi anche qualora non ci sia l’accordo. Anche in tal caso il fatto che qualcuno possa chiedere di pagare elettronicamente cambia poco. Il venditore dal punto di vista fiscale non ha alcun problema a registrare alcune fatture o scontrini (deve ovviamente far figurare un reddito) ma potrà tranquillamente non registrarle tutte quando non gli sia richiesto.

Già oggi basterebbe che il cliente chiedesse sempre scontrino o fattura, indipendentemente dal mezzo con cui paga, per sortire allo scopo. Ma per accordi sottobanco, pigrizia, evitare polemiche e problemi etc. spesso questo non succede.

Costi del Pos

move and pay intesa sanpaoloAl di là del tema dell’evasione fiscale, l’aumento dei pagamenti elettronici offre diversi vantaggi al sistema economico di un paese. Il trattamento dei contanti ha infatti dei costi (trasporto, sicurezza,  furti, deposito, consumo e sostituzione etc.) che si trasmettono al consumatore finale. Di fatto però oggi il grosso di questi costi è a carico di negozianti e banche (si stima che il costo di gestione del contante sia di 4 miliardi l’anno per il settore bancario e 8 miliardi l’anno per il sistema Paese).

Spetterebbe quindi alla parti riconoscere i vantaggi dei pagamenti elettronici e trovare un accordo per la riduzione dei costi. Le banche in primis dovrebbero farlo avendo tutti i vantaggi nell’aumentare l’utilizzo delle carte (riduzione furti, costi assicurazione, costi trasporto contante etc.).
Invece per ora le banche hanno solo colto questa occasione per aumentare la vendita di Pos, in particolare quelli mobili di ultima generazione.

Le Associazioni di professionisti ed esercenti hanno calcolato che il Pos costa da 10 a 28 euro di canone mensile, a cui si aggiungono costi chiamata e commissioni sul transato mediamente del 2%. Somme che soprattutto per operatori con poco fatturato ma molte operazioni, possono pesare notevolmente. Il loro esempio, che ovviamente illustra un caso limite, indica come le banche possano guadagnare addirittura il 17,2% del fatturato.

Ovviamente questa è la versione di parte. Anche andando a vedere i costi delle principali banche però si hanno delle conferme:
  • Intesa Sanpaolo offre Move and Pay Business, il mobile Pos che accetta pagamenti con carte di debito, credito o prepagate affiancato dall’app “Il mio POS”. L’installazione è gratuita a fronte di un canone di 24 euro.  La versione da tavolo del Pos costa 9,90 euro su linea analogica e 24,90 su ADSL. Le commissioni sul transato sono negoziabili entro un massimo del 5% se con carta di credito e 4% in caso di PagoBancomat (in alternativa 1 euro fisso e 2% dell’importo della transazione).
  • UniCredit ha lanciato il mobile Pos con un costo di installazione di 100 euro e canone mensile di 28,50 euro. Il costo è identico per il Pos standard da tavolo. Le commissioni sul transato sono pari al  3,75% tramite carta di credito, 2,25% con Bancomat e prepagate (2,30% se carte di altri istituti).
Probabile che questi siano i costi massimi di listino che si possono negoziare o possono essere soggetti a promozioni. Ma è evidente che proprio i piccoli operatori sono quelli che meno possono contrattare avendo meno transato, e quindi per loro il rischio di un prezzo vicino ai massimi è reale.

Ma il fatto che il provvedimento si sia trasformato, con l’ipocrisia di una finalità utile come il contrasto all’evasione fiscale, in un inutile orpello a favore delle sole banche è evidente dall’interesse generato in quest’ultime.

Tutte le banche infatti hanno successivamente all'introduzione del nuovo obbligo pubblicizzato i loro servizi di Pos standard e mobile (pagando quindi molto in pubblicità). Il business generato sembra talmente appetibile che pure Telecom è entrata nel settore con una proposta indipendente da quella bancaria.

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