I Bot rendono zero. Ecco come e perché

tassi interesse investimentiI tassi di interesse sul mercato sono ormai scesi ai minimi storici. Complice la crisi, la liquidità della BCE e il ritorno alla tranquillità sui mercati finanziari.

Per il risparmiatore questa non è una bella notizia,  si fa fatica ora a trovare rendimenti accettabili. Tutti gli strumenti finanziari a tasso fisso infatti hanno subito drastici riduzioni nei tassi: dai titoli di stato alle obbligazioni bancarie fino ai conti di deposito.

Significativo è l’esempio dei cari vecchi Bot, una volta il più classico strumento di investimento degli italiani (definiti per questo Bot-people).


Quanto rendono oggi i Bot veramente?

rendimento botI Bot sono titoli di Stato a breve termine, con scadenze a 3,6 o 12 mesi. Praticamente ogni mese c’è un’asta di questi titoli. La particolarità di questi titoli è di non pagare cedole. Il guadagno per l’investitore è dato dalla differenza fra il valore di rimborso (o di vendita se ceduti prima della scadenza) e il valore di sottoscrizione o acquisto.

Nell’ultima asta i Bot a 12 mesi  sono stati collocati a 99,405.  Tra un anno l’investitore riceverà 100, per cui il rendimento lordo è pari allo 0,595%, il netto è lo 0,521% (ritenuta fiscale del 12,5% pagata in anticipo).
Un magro bottino quindi, che non copre nemmeno dall’attuale inflazione nonostante sia oggi a livelli minimi. Ma non è finita!

Infatti sull’acquisto in asta dei Bot si paga una commissione predeterminata che varia dallo 0,10 allo 0,30% a seconda della durata del titolo (da 3 a 12 mesi).  E’ una commissione che lo Stato gira alle banche per il loro servizio di collocamento (da notare che invece tale spesa non c’è per i Btp o i Btp Italia).

Torniamo quindi al nostro esempio. Abbiamo un Bot a 12 mesi con rendimento netto di 0,521% a cui sottraendo la commissione di 0,3 non rimane che un misero 0,21%. Aggiungiamo l’imposta di bollo pari allo 0,20$ sul valore di mercato del titolo e siamo praticamente a zero. E potremmo andare pure sottozero se pagassimo qualche ulteriore spesa bancaria come la commissione di custodia titoli.

L’esempio fa capire come tasse e costi incidano sul rendimento finale, soprattutto in una situazione come l’attuale in cui i tassi di interesse sono bassi.

Sulle tasse purtroppo si può far poco. Sui costi bancari si può invece optare per una banca online senza spese di custodia titoli e con commissioni di negoziazione ridotte. Per esempio:

Chi compra i Bot oggi? Investimenti alternativi

La maggioranza dei titoli di stato a breve termine è collocata presso investitori istituzionali (banche, assicurazioni, SGR di fondi) che li utilizzano per la gestione della loro tesoreria.

Ma ovviamente c’è anche qualche piccolo investitore che, per abitudine, ricorre sempre ai vecchi e amati Bot. Sono sempre meno, ma purtroppo non perché il risparmiatore se ne accorga. Sono le banche spesso che se ne rendono conto e se ne approfittano: “il Bot ormai non rende nulla, sottoscriva le nostre obbligazioni a 3-4 anni” o “la nostra polizza vita”.

Vero che rendono di più, ma anche perché confrontano mele con pere. Ovvio che un titolo a 3-4 anni renda più di un bot a 1 anno. Ma è evidente che il confronto vada fatto su scadenze uguali. E in questo caso spesso, i titoli bancari offrono rendimenti pure inferiori al Btp di pari durata.

Anche i rendimenti delle obbligazioni bancarie sono infatti ai minimi. E si potrà notare come un conto deposito a 12 mesi renda spesso più di un’obbligazione a 2-3 anni, o anche con scadenze più lunghe. Si vedano i vari Rendimax, CheBanca, YouBanking, Conto Arancio.

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1 commenti:

Anonimo ha detto...

Fino al giorno in cui il governo italiano non cambierà politica sul fronte dei risparmi, tutelando i risparmiatori, anzichè tartassarli, il mio consiglio è uno solo:

RINNOVATEVI LA PAVIMENTAZIONE DI CASA

Almeno non ci pagate tasse, patrimoniali allo 0,2% ed eventuali pignoramenti.
Un saluto a tutti by Mister X

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