Sicurezza e convenienza conti depositi e buoni postali

Giacomo Saver, autore del blog Segreti Bancari, mi ha proposto un’intervista a cui ho subito aderito. Una buona occasione per riepilogare alcuni punti chiave e novità su tipologie di investimento tipiche per i risparmiatori italiani.
Puoi ascoltare l’intervista su Segreti Bancari, di seguito una breve trascrizione abbastanza fedele.


D: Fino a che punto i conti deposito sono sicuri e possiamo fidarci delle banche italiane, secondo te?

La crisi finanziaria ancora in corso ha cambiato totalmente i vecchi riferimenti del risparmiatore. Fino a pochi anni fa il Bot veniva considerato un investimento senza rischio, il classico free risk della teoria economica.

Oggi è chiaro a tutti che non esiste alcun investimento a rischio zero. Perciò anche i conti deposito non sono a rischio zero. Certo, c’è la garanzia del fondo interbancario ma è evidente che questo fondo potrà rispondere solo in caso di fallimento di poche banche. In caso di tracollo del sistema bancario bisognerà sperare in altre tutele, per esempio nella BCE o nel Fondo Europeo.

E’ anche vero che oggi le banche sono considerate più importanti degli Stati stessi per la stabilità del sistema. Abbiamo infatti visto come gli obbligazionisti dello Stato greco hanno dovuto subire un pesante taglio dei loro crediti, mentre si sono salvati i creditori delle banche. La storia di Lehman Brothers ha infatti insegnato che il fallimento di una banca genera ripercussioni a cascata su tutto il sistema per cui spesso conviene un salvataggio piuttosto che il fallimento. Una piccola banca può esser fatta fallire (ma in questo caso ci sarebbe la tutela dei depositanti) mentre una banca grande o media come Unicredit, Mediobanca o il Banco Popolare verrebbero in qualche modo salvate tramite aiuti, nazionalizzazioni o acquisizioni da parte di banche sane.

Stiamo però sempre parlando di ipotesi estreme. E’ opportuno che un risparmiatore sia consapevole del rischio ma anche conscio del fatto che allo stato attuale questa possibilità è molto remota. Il conto deposito è un investimento a breve periodo e che consente in genere l’estinzione anticipata. Il rischio quindi è molto basso anche se bisogna rimanere sempre all’erta.

D: Ci spieghi in modo sintetico ma completo chi pagherà il bollo sui conti deposito? I clienti o le banche?

La situazione è ancora in divenire visto che si tratta di una modifica ancora recente. Quando si apre un nuovo conto deposito bisogna anzitutto verificare nel Foglio Informativo (pubblicato su tutti i siti) a chi è a carico il bollo. In generale ora è quasi sempre a carico del cliente salvo poche eccezioni come YouBanking o Rendimax.

Ritengo però che entro il 2013 il bollo sarà sempre a carico del cliente, salvo qualche promozione del tipo: “bollo a carico banca se il tuo saldo supera una certa cifra”.

Discorso diverso invece per chi ha già aperto un conto deposito. In questo caso, visto che in passato la banca si faceva sempre carico del bollo (ad eccezione di Santander), la banca dovrà comunicare l’eventuale variazione contrattuale. Alcuni intermediari lo hanno già fatto e in ogni caso come già scritto, penso che l’anno prossimo sarà sempre a carico del cliente.
Ricordo che non si paga il bollo sui depositi vuoti solo se questi sono rimasti tali per tutto il periodo di rendicontazione (di solito l’anno). E’ opportuno quindi chiudere depositi con pochi spiccioli per evitare di pagare il minimo di 34,2 €.

D: secondo te la scelta di un conto deposito deve ricadere solo sul rendimento o ci sono anche altre variabili da considerare? Ad esempio, come fa il risparmiatore a rendersi conto se la banca cui presta i soldi è sicura?

Purtroppo il risparmiatore ha pochi mezzi per rendersi effettivamente conto se la banca è sicura e deve far affidamento sui controlli di Banca d’Italia (quasi sempre tardivi come insegnano vari casi recenti come Banca Network e Tercas). Il rendimento rimane un elemento importante ma non l’unico nella scelta. In genere sul mio blog consiglio le offerte delle banche più note proprio per il discorso che facevo all’inizio, le piccole banche possono fallire più facilmente. Inoltre è più difficile trovare informazioni sulla loro solidità.
E’ vero che c’è il fondo interbancario ma in ogni caso si rischia di attendere mesi per la restituzione del capitale senza interessi (vedi sempre il caso di Banca Network).

Altri elementi da valutare sono poi i costi (per fortuna in genere assenti) e la possibilità di svincolare in anticipo. Inoltre occorre verificare eventuali obblighi contrattuali, per esempio la necessità di avere un conto corrente della stessa banca.

D: La posta è ancora un luogo sicuro in cui investire?

La Posta rimane uno dei luoghi più sicuri anche se, a parte qualche promozione o qualche periodo eccezionale come dicembre 2011-gennaio 2012, generalmente non consiglio i classici prodotti postali, i buoni ordinari , visto i rendimenti inferiori alla concorrenza dei conti deposito. E in generale sconsiglio polizze vita o i certificati che non sono strumenti che per costi e trasparenza sono adatti al piccolo risparmiatore.

Unica eccezione i buoni legati all’inflazione in quanto ritengo che ogni risparmiatore debba avere una quota del proprio portafoglio a copertura del rischio di perdita del potere di acquisto.

D. Ci riassumi per favore le nuove norme del bollo sul risparmio postale?

I buoni postali sono stati suddivisi in due macro-categorie.

Per i buoni immateriali o per quelli cartacei emessi dopo l’1 gennaio 2009 occorre sommare tutti i titoli intestati alla medesima persona (la cointestazione è considerata a parte) e applicare l’aliquota di imposta pari allo:
  • 0,1% nel 2012
  • 0,15% nel 2013
con un minimo di 34,2 €. Si è esentati dal bollo se la somma dei buoni non è superiore a 5.000 €.

Per quelli cartacei emessi prima del 1 gennaio 2009 valgono le stesse aliquote ma il calcolo è effettuato sul singolo titolo e il minimo è ridotto a 1,81 euro. Inoltre non vige l’esenzione dei 5.000€. Anche con il minimo ridotto non si tratta di una cifra trascurabile visto che molti di questi buoni hanno un valore nominale di 50 o 100 euro, per questo consiglio di valutare se riscattarli subito.

Per entrambe le due macro-categorie il bollo è annuale ma viene pagato solo al momento del rimborso. Quindi se chiediamo il rimborso di un bollo nel 2020, pagheremo in quel momento ben 9 anni di bollo (dal 2012).

Ma il risparmio postale non si riduce ai buoni e purtroppo anche qui ci sono novità negative. Saranno soggetti al bollo anche le polizze vita con aliquota dello 0,1% (0,15% dal 2013) e minimo di 34,2€. Il bollo si pagherà non sulla somma ma sulla singola polizza, quindi potrà pesare molto sul rendimento. Sono escluse le sole polizze vita a gestione separata (ramo 1), per intenderci quelle che rimborsano solo alla morte o alla sopravvivenza dell’assicurato.

Anche i libretti postali poi sono dal 2012 soggetti a tassazione analogamente a quanto succede per i conti correnti. Il tecnicismo di calcolo non è semplice, per questo rinvio a come si calcola il bollo su conti e libretti.

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