Dal Cct al Ccteu

Cct-ccteu Il Cct è un titolo dello Stato italiano di medio-lungo termine a rendimento variabile.

Il rendimento del Certificato (rappresentato dalla cedola interessi) infatti è dato dal rendimento del Bot corrente più uno spread fisso, per esempio Bot + 0,15%.

Il Cct quindi si contrappone al Btp, titolo di stato di medio-lungo periodo con cedola fissa.

I nuovi Ccteu

Recentemente il Tesoro italiano ha collocato un nuovo tipo di titolo,  Ccteu, che dovrebbe sostituire il Cct.
Il rendimento del nuovo titolo è dato dalla formula Euribor + spread, la classica formula utilizzata dalle obbligazioni corporate e bancarie (“eu” quindi sta per Euribor).

Perché si è passati dal Cct al Ccteu?

Nonostante varie dietrologie sul motivo del passaggio dal vecchio Certificato del Tesoro al nuovo Ccteu, la spiegazione è molto semplice.

La nuova formulazione renderà più comprensibile e trasparente il Ccteu agli investitori stranieri. E’ infatti prassi che i titoli a cedola variabile siano collegati ad un tasso internazionale e noto, e non ad un titolo come il BOT che può esser poco comprensibile all’estero.
Per capire questa mossa bisogna considerare che mentre 10 anni fa era minoritaria la quota di debito pubblico in mano ad investitori esteri, oggi le cose sono cambiate. Non si può quindi andare sul mercato internazionale e utilizzare regole locali.

Teoricamente questa nuova modalità di calcolo del rendimento dovrebbe aumentare la domanda internazionale di Ccteu, facendo quindi calare i rendimenti (e quindi il costo per lo Stato). Teoricamente appunto.

Nell’ultima emissione di giugno i Cct erano stati collocati al rendimento del Bot (1,37%) più uno spread di 0,15%. In totale quindi 1,52%.
I primi Ccteu invece sono stati collocati al tasso Euribor (1,00%) più 0,80%, e successivamente più 0,85%. In totale 1,80 e 1,85%.
Una perdita secca di 30 punti (0,3%) per lo Stato, un guadagno per gli investitori. Con le prossime emissioni comunque le differenze dovrebbero limarsi.

Il primo collocamento di Ccteu inoltre non è stato un collocamento puro. Oltre alla raccolta di  nuovi fondi sul mercato, sono stati scambiati vecchi Cct  con il nuovo titolo. In particolare:
  • Cct 01/11/2012 (IT0003993158)
  • 01/07/2013 (IT0004101447)
  • 01/03/2014 (IT0004224041)
Chiaro che per favorire il concambio si è dovuto offrire qualcosa di più.

L’operazione comunque è positiva, rendendo più trasparente e confrontabile il mercato delle obbligazioni. Sarà più semplice per esempio confrontare i titoli di Stato con le obbligazioni, soprattutto bancarie, comparando lo spread.
Anche se dubito che cesserà  la furbata di molte banche di proporre ai clienti i loro titoli con rendimenti inferiori ai titoli di Stato.

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